ORA NERVI SAL­DI NON VIN­CA LA PAU­RA

Corriere della Sera (Milano) - - Da Prima Pagina - di Gian­gia­co­mo Schia­vi

Da­van­ti all’im­ma­gi­ne del cen­tro de­ser­to di Co­do­gno si può pen­sa­re al co­pri­fuo­co e au­gu­rar­si che sia di bre­ve du­ra­ta. Da­van­ti all’al­lar­me che at­tra­ver­sa la Bas­sa e ar­ri­va fi­no a Mi­la­no si può spe­ra­re che fi­ni­sca nel gi­ro di po­chi gior­ni, per non pa­ra­liz­za­re at­ti­vi­tà e spo­sta­men­ti. Ma do­po i ca­si di con­ta­gio, con le scuo­le chiu­se, i ne­go­zi con le sa­ra­ci­ne­sche ab­bas­sa­te, gli uf­fi­ci de­ser­ti, le fab­bri­che con gli ope­rai se­que­stra­ti e gli even­ti spor­ti­vi so­spe­si nel­le zo­ne a ri­schio, bi­so­gna ap­pel­lar­si al buon sen­so e al­la pru­den­za.

Per non far­si tra­vol­ge­re da una emo­ti­vi­tà che spa­ven­ta e può fi­ni­re fuo­ri con­trol­lo. L’ef­fet­to Co­ro­na­vi­rus ci toc­ca e ci ri­guar­da: so­lo la se­rie­tà del­la ta­sk for­ce che si è at­ti­va­ta con tem­pe­sti-vi­tà in Lom­bar­dia e nel Pae­se può da­re le ne­ces­sa­rie ga­ran­zie, con l’aiu­to del­la Sa­ni­tà e del­la Pro­te­zio­ne ci­vi­le. La fi­du­cia è im­por­tan­te. In que­ste ore è d’ob­bli­go il ri­go­re del­la scien­za, per evi­ta­re la cor­sa al fai da te e al sen­ti­to di­re che por­ta sol­tan­to all’au­men­to del­le pau­re. Re­gio­ne e go­ver­no si stan­no muo­ven­do in sin­to­nia, e que­sto è un be­ne. Le mi­su­re di pre­cau­zio­ne, in que­sto ca­so d’ob­bli­go, so­no sta­te pre­se. Le rac­co­man­da­zio­ni ai cit­ta­di­ni ven­go­no da­te. L’as­si­sten­za ai con­ta­gia­ti si av­va­le di ospe­da­li di prim’or­di­ne. L’in­for­ma­zio­ne ha fat­to il suo do­ve­re sen­za cor­se a inu­ti­li sen­sa­zio­na­li­smi. La mes­sa a pun­to di una ca­bi­na di re­gia per coor­di­na­re le mi­su­re è l’ul­ti­mo at­to per af­fron­ta­re l’emer­gen­za. Ma è inu­ti­le fin­ge­re: si an­nun­cia­no gior­ni dif­fi­ci­li, con il fia­to so­spe­so. La ra­pi­di­tà con la qua­le si riu­sci­rà a in­di­vi­dua­re e iso­la­re at­tra­ver­so i te­st i ca­si di Co­ro­na­vi­rus, è fon­da­men­ta­le. La qua­ran­te­na è un pas­sag­gio ob­bli­ga­to. I pre­si­di sa­ni­ta­ri do­vran­no fa­re un gros­so sfor­zo. Per le scuo­le e le tra­sfer­te di la­vo­ro ser­vi­rà un nuo­vo pro­to­col­lo. L’iso­la­men­to non può du­ra­re a lun­go. So­no sce­na­ri ai qua­li non sia­mo abi­tua­ti, che ap­par­ten­go­no al­la sto­ria: l’eva­cua­zio­ne per i bom­bar­da­men­ti, la nu­be ra­dioat­ti­va di Cher­no­byl… In que­sto ca­so c’è un ter­ri­bi­le e in­si­dio­so vi­rus che vie­ne dal­la Ci­na, si muo­ve sui trac­cia­ti del­la glo­ba­liz­za­zio­ne e spa­ven­ta con il ri­schio del con­ta­gio. In que­ste ore ci si può so­lo au­gu­ra­re che le per­so­ne col­pi­te sia­no pre­sto di­chia­ra­te fuo­ri pe­ri­co­lo e che si pos­sa tor­na­re al­la nor­ma­li­tà nei pae­si sot­to se­que­stro. La pau­ra non de­ve vin­ce­re.

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