Die­ci ope­ra­to­ri col­pi­ti dal vi­rus Il 118 di Ber­ga­mo tra­slo­ca a Mi­la­no

Con­ta­gi nel­la Cen­tra­le di Ber­ga­mo, i col­le­ghi me­ne­ghi­ni li ospi­ta­no e aiu­ta­no da re­mo­to. Tur­ni mas­sa­cran­ti, ol­tre 2 mi­la chia­ma­te e tan­to or­go­glio

Corriere della Sera (Milano) - - Da Prima Pagina - di Gian­ni San­tuc­ci

Il mu­tuo soc­cor­so tra ope­ra­to­ri del 118. Quel­li di Mi­la­no l’al­tra not­te si so­no tro­va­ti a soc­cor­re­re la cen­tra­le «so­rel­la», quel­la più espo­sta, sot­to pres­sio­ne, qua­si al­lo stre­mo: al­la So­reu del­le Al­pi (che ha se­de a Ber­ga­mo e co­pre an­che Bre­scia e Son­drio) si so­no am­ma­la­ti una de­ci­na di ope­ra­to­ri. Feb­bre al­ta, tos­se, sin­to­mi pe­san­ti. Gli stes­si che gli ope­ra­to­ri del 118 han­no ascol­ta­to per gior­ni.

«Ho la feb­bre al­ta». «Con la ta­chi­pi­ri­na le scen­de?».

«So­lo qual­che ora, poi ri­sa­le».

«Ha tos­se sec­ca?». «Sì».

La do­man­da de­ci­si­va è quel­la che ar­ri­va do­po: «Ha af­fan­no? Sen­te il fia­to cor­to?».

È un ca­no­vac­cio che si ri­pe­te. Sem­pre lo stes­so. Tut­to il gior­no. Gli ope­ra­to­ri del­la So­reu mi­la­ne­se (il 118), in que­sti gior­ni, ri­ce­vo­no cen­ti­na­ia di chia­ma­te che rac­con­ta­no sem­pre gli stes­si sin­to­mi, espon­go­no le stes­se pre­oc­cu­pa­zio­ni, tre­ma­no del­le stes­se pau­re. Set­tan­ta, ot­tan­ta te­le­fo­na­te a tur­no per ogni ope­ra­to­re. Iden­ti­che.

Ec­co­la, l’on­da (in par­te an­co­ra som­mer­sa) del­la ma­lat­tia che mon­ta e si ma­ni­fe­sta su Mi­la­no. So­no i ca­si «po­si­ti­vi» che ver­ran­no re­gi­stra­ti dal­le sta­ti­sti­che nei gior­ni pros­si­mi.

La cen­tra­le che tut­ti co­no­sco­no co­me «118» è la pri­ma li­nea del­la cit­tà che af­fron­ta l’epi­de­mia. E che l’al­tra not­te s’è tro­va­ta a soc­cor­re­re la cen­tra­le«so­rel­la», quel­la più espo­sta, sot­to pres­sio­ne, qua­si al­lo stre­mo: al­la So­reu del­le Al­pi (che ha se­de a Ber­ga­mo e co­pre an­che Bre­scia e Son­drio) si so­no am­ma­la­ti una de­ci­na di ope­ra­to­ri. Feb­bre al­ta, tos­se, sin­to­mi pe­san­ti. Gli stes­si che han­no ascol­ta­to per gior­ni. Al­cu­ni tam­po­ni han­no da­to esi­to po­si­ti­vo. E co­sì nel­la not­te tra mar­te­dì e mer­co­le­dì la cen­tra­le di Ber­ga­mo è sta­ta chiu­sa per sa­ni­fi­ca­zio­ne. Gli ope­ra­to­ri han­no fat­to il tur­no di not­te da Mi­la­no. Ie­ri so­no rien­tra­ti nel­la lo­ro cen­tra­le. Pre­oc­cu­pa­ti per i lo­ro col­le­ghi e per se stes­si, obe­ra­ti dal­la mas­sa di chia­ma­te da af­fron­ta­re col per­so­na­le ri­dot­to, ca­ri­chi dell’or­go­glio tenace di re­si­ste­re nel­la bat­ta­glia col Co­vid-19.

A Mi­la­no pren­do­no ol­tre 2 mi­la chia­ma­te al gior­no. La mag­gior par­te or­mai so­no di co­ro­na­vi­rus. In­via­no 1.500 am­bu­lan­ze al gior­no. La­vo­ra­no sem­pre con la ma­sche­ri­na. Pri­ma del tur­no si sot­to­pon­go­no al­la mi­su­ra­zio­ne del­la feb­bre. Ba­sta qual­che li­nea so­pra il 37 e si va a ca­sa (a Ber­ga­mo il vi­rus ha «sfon­da­to», non de­ve più suc­ce­de­re). An­che per­ché un in­fer­mie­re d’ospe­da­le si può so­sti­tui­re; un ope­ra­to­re del 118 no, non s’im­prov­vi­sa; han­no una pro­fes­sio­na­li­tà uni­ca: in­ter­pre­ta­zio­ne dell’emer­gen­za, co­no­scen­za del ter­ri­to­rio, pia­ni­fi­ca­zio­ne in tem­pi mi­ni­mi. Il si­ste­ma So­reu ri­co­no­sce me­ri­ti a que­sti ope­ra­to­ri, la le­gi­sla­zio­ne non ne ri­co­no­sce nep­pu­re la fi­gu­ra pro­fes­sio­na­le (co­me per i «col­le­ghi» del 112). L’or­go­glio li le­ga, l’emer­gen­za li com­pat­ta.

Gli sti­pen­di non su­pe­ra­no 1.600 eu­ro.

Og­gi Mi­la­no af­fron­ta un pe­so enor­me, ma non è in sof­fe­ren­za; il si­ste­ma del «vi­ca­ria­to» per­met­te di aiu­ta­re Ber­ga­mo. Fun­zio­na co­sì: gli ope­ra­to­ri mi­la­ne­si al­lun­ga­no un po’ i tur­ni e qual­cu­no di lo­ro, da re­mo­to, vie­ne di­stac­ca­to sul­la cen­tra­le vi­ci­na. Al­la So­reu del­le Al­pi i malati non so­no sta­ti im­me­dia­ta­men­te iden­ti­fi­ca­ti e se­pa­ra­ti. È an­che il sin­to­mo di un sa­cri­fi­cio ine­di­to per il si­ste­ma.

A Mi­la­no mol­ti ra­gaz­zi e ra­gaz­ze del 118 fan­no lun­ghe cam­mi­na­te do­po il tur­no. Ser­vo­no per ri­las­sar­si. La ma­rea in av­vi­ci­na­men­to del co­ro­na­vi­rus è in quel­le in­fi­ni­te pa­ro­le sem­pre ugua­li che en­tra­no in cuf­fia per l’in­te­ra gior­na­ta. Feb­bre al­ta­le­nan­te. Non scen­de. Tos­se. Af­fan­no. Pa­ren­ti o ami­ci malati. Pau­ra. A chi può rag­giun­ge­re un ospe­da­le sen­za am­bu­lan­za, vie­ne con­si­glia­to di far­lo. In sa­la del 118 c’è sem­pre lo psi­co­lo­go. «Se ave­te bi­so­gno di par­la­re so­no qua». Ve­de­re (sen­ti­re) Mi­la­no co­me un laz­za­ret­to può rim­bom­ba­re trop­po nel­la te­sta.

Pas­sa­ro)

Il ten­do­ne L’am­bu­la­to­rio mo­bi­le di Emer­gen­cy al­le­sti­to ie­ri in via Be­ne­det­to Mar­cel­lo (fo­to

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