Corriere della Sera (Roma)

I PROCESSONI E LE AMNESIE

- Di Goffredo Buccini

Che fine ha fatto il Cecato? Ma sì, a parte il filmino della cattura, ciclicamen­te riproposto dalle tv, chi se lo ricorda Massimo Carminati, il fascista intrugliat­o in mille trame e (forse) capo della super-cosca che fino a ieri avrebbe imperato su Roma? E il suo socio, il

compagno Buzzi, signore delle coop? E quella carovana di politici, imprendito­ri, usurai, malacarne, faccendier­i e travet che abbiamo imparato a conoscere sotto l’etichetta di « Mafia Capitale» ? Insomma, dov’è finito il processone dell’anno? Dove è sempre stato dall’inizio, nell’aula bunker di Rebibbia. Solo che pare non interessi più a nessuno. Non a noi giornalist­i, non al pubblico, men che meno agli elettori romani che pure stanno per avere una grande occasione per dire la loro su come è stata governata Roma, con le amministra­tive di giugno. Anzi, proprio il voto imminente (con relativa pax mediatica) è individuat­o quale causa possibile di questa collettiva amnesia da un decano della giudiziari­a come Attilio Bolzoni, su

Repubblica. E può darsi sia così. Ma temiamo che l’ipocrita sordina elettorale sia al più una blanda concausa. Mafia Capitale soffre di quella malattia che ormai non risparmia nessuna inchiesta di prima pagina da quando le tv hanno cominciato a bruciare in tempo reale anche i sospiri dei pm: la sovraespos­izione delle indagini preliminar­i. Per chiarezza, proviamo a pensare ad un altro processo famoso ma di tutt’altro genere: il delitto di Avetrana. Noi sappiamo tutto degli sms intimi di Sabrina Misseri o dei deliri di zio Michele. Ma quasi nessuno s’è preso la briga di ascoltare i protagonis­ti in aula. Perché tutti avevano l’impression­e di sapere già tutto, avendo ruminato fughe di notizie per mesi. Dunque conosciamo quasi tutto in modo frammentar­io e disordinat­o quando ancora non si dovrebbe sapere quasi nulla (le indagini preliminar­i sono coperte, di norma) e, satolli, ci disinteres­siamo alla verità completa e complessa quando si potrebbe (nell’aula). La «mangiatoia», il «mondo di mezzo», gli immigrati che «rendono più della droga» saranno dunque le pennellate impression­istiche con cui ci saremo saziati di

Mafia Capitale. Se davvero gli imputati brigavano con Alemanno, se e come si sono messi in torta gli uomini di Marino, beh, quando potremo raccontarl­o lo avremo dimenticat­o. E c’è di peggio di questa lesione al diritto-dovere di conoscenza degli elettori romani. La lesione del diritto di tutti noi cittadini italiani a dire la nostra dopo essere stati magari sbattuti in copertina dai tg: con qualcuno che ci stia a sentire, magari.

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