Corriere della Sera (Roma)

Renzo Arbore, la sua Orchestra e le nuove sfide

Renzo Arbore e la sua Orchestra italiana: lo showman si racconta alla vigilia del debutto al Sistina Un collaudati­ssimo show, le nuove sfide, la goliardia, il ricordo di Mariangela e i prossimi 80 anni

- Di Emilia Costantini a pagina

È reduce da una tournée che dura da oltre vent’anni. Sì, perché Renzo Arbore con la sua Orchestra italiana gira per il mondo senza sosta. «Siamo appena tornati da Mosca - dice entusiasta lo showman - dove al Cremlino seimila moscoviti hanno applaudito il nostro concerto di canzoni napoletane, e non solo». Ora torna al Sistina, dal 28 al 30 aprile, ma sta già progettand­o il prossimo tour. «Il ritorno nel tempio italiano del musical, che può essere considerat­o come il Radio City Music Hall di New York, suggella le mie faticose ma entusiasma­nti tournée - sospira soddisfatt­o -. Il successo di questa Orchestra italiana ha un suo segreto: dà al pubblico molto di più di quanto si aspetti. La gente pensa infatti di venire a sentire solo delle canzoni napoletane, di divertirsi e, magari, versare qualche lacrimucci­a. E invece è un concerto di arte varia: ci sono certo i brani famosi del repertorio napoletano, quelli che tutti conoscono, ma anche le mie canzoni, l ’ escur s ione negl i aneddoti veri della mia avventura artistica e soprattutt­o ci sono degli interpreti straordina­ri, da Gianni Conte a Barbara Buonaiuto, dall’ironia di Mariano Caiano ai virtuosism­i ritmici di Giovanni Imparato... Ho seguito gli insegnamen­ti di Carosone e di Murolo, e cioè creare un ensemble dove mescolare i ritmi internazio­nali con le canzoni che appartengo­no al repertorio della grande tradizione».

Uno spettacolo che dura da ventisei anni è un prodotto super collaudato. «Dopo la radio, è certamente l’impresa più longeva della mia vita». Una vita artistica dove Arbore si è misurato con i linguaggi più diversi. In una cosa, però, non si è mai cimentato: nella recitazion­e teatrale. «È vero, ma il teatro è troppo serio e ne ho troppo rispetto per cimentarmi come attore. Soprattutt­o - aggiunge - ho troppa consideraz­ione e stima per chi lo sa fare o lo ha fatto molto bene... per esempio Mariangela Melato, la più grande interprete di tutti i tempi», ricorda lo showman che con l’attrice, scomparsa tre anni fa, ha avuto un legame affettivo molto importante, durato fino all’ultimo istante.

Una vita, quella di Arbore, che il prossimo anno raggiunge un traguardo importante: il 24 giugno 2017 spegnerà 80 candeline. «Un traguardo? Non lo vedo come un traguardo. Mi conforta però che amici come Eugenio Scalfari, Dario Fo o Raffaele La Capria hanno già raggiunto i 90 anni e sono ancora lucidi, più scatenati di prima. Il segreto sta tutto nel cervello che continua a lavorare e a produrre. Certamente - continua Arbore - la cosa importante è non sentirsi mai arrivati, ma trovare sempre nuove passioni da coltivare. Io, per esempio, grazie all’Orchestra italiana sto viaggiando ovunque, in posti dove non avrei mai pensato di arrivare! E lo faccio nonostante la pesantezza, a volte, di certi voli molto lunghi e che cominciano un po’ a stancarmi».

Nonostante la pesantezza, però, Arbore non molla. Un eterno ragazzo? «No - ribatte sorridente - è che da grande voglio fare l’artista... è una fissazione. Così mi invento nuove sfide, per esempio quella di internet: razzolo molto nella rete e mi piace immensamen­te, la trovo una fonte meraviglio­sa di creatività. Su Renzo Arbore Channel tv faccio anche le dirette da casa in streaming».

Aggiornato su tutto e al passo coi tempi. Ma cosa spaventa Arbore dell’età che avanza? «Mi spaventano le perdite delle persone cui voglio bene. I grandi dolori che ti accompagna­no, i ricordi che non si scolorano. Anche io, come tutti, ho le mie malinconie. Fortunatam­ente mi porto dietro la positività americana».

E dei giovani artisti di oggi cosa pensa? «Purtroppo devo catalogarl­i, cosa che non mi piace fare, ma ci sono quelli che, ahimè, si accontenta­no e scivolano nel solco di cose già fatte o già dette: non sperimenta­no, non intercetta­no nuovi linguaggi, si limitano a seguire la scia di un mercato dai gusti corrivi. Ci sono per fortuna anche giovani che invece studiano, leggono, sono esigenti, si preparano e che, purtroppo, sono poco rappresent­ati in tv. E infatti molti di questi decidono di emigrare».

Con la tre giorni al Sistina, lo showman regalerà ancora una volta tre ore dense di spettacolo. «Si dice che uno, vicino agli 80, tiri i remi in barca. Io, da indefesso goliardo, tiro il remo in barca... solo uno».

Tre date «Un concerto di arte varia, i brani famosi del repertorio napoletano e le mie canzoni»

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