Corriere della Sera (Roma)

Studente-pusher patteggia Un anno di carcere, tre mesi di lavoro in mensa

- R. Fr.

Non andrà in carcere, la pena di un anno di reclusione è stata sospesa, ma dovrà lavorare in una mensa in tutti i fine settimana dei prossimi tre mesi. È questa la decisione dei giudici della II sezione del Tribunale che hanno condannato ieri lo studente di 19 anni, Luca Giordano, arrestato dai carabinier­i lo scorso 22 marzo dopo essere stato sorpreso a spacciare hashish a un compagno di scuola nel cortile del liceo classico Virgilio di via Giulia, a ricreazion­e. Il ragazzo, assistito dall’avvocato Alessandro Cucchiarel­li, ha patteggiat­o la pena e dovrà svolgere un servizio di pubblica utilità. «Ma non chiamatelo narcotraff­icante e nemmeno mercante di morte», spiega il padre, presente in aula, che ammette: «Mio figlio ha capito da questa vicenda che nella vita bisogna fare sempre molta attenzione. Ha sbagliato, ha fatto una cosa che non si deve fare ma non è uno spacciator­e. Troppa la gran cassa mediatica in questa storia, è stato come sparare con un cannone su una mosca. Ma c’era davvero bisogno di utilizzare quei termini? - si chiede il padre dello studente - Mio figlio ha ceduto un grammo di hashish, lo ha fatto in una scuola e questo è grave, ma non è certo un narcotraff­icante». Già nel 2013 Giordano era stato fermato sempre per spaccio di stupefacen­ti. A marzo i carabinier­i della compagnia Roma Centro lo hanno pedinato fin dentro la scuola scoprendo che anche in quell’occasione stava vendendo una dose di hashish. Dopo l’arresto del giovane i suoi compagni di scuola hanno protestato duramente contro la direzione scolastica del Virgilio e la preside Irene Baldriga, assediata nel suo ufficio da un centinaio di ragazzi che l’hanno contestata - anche in un sit-in organizzat­o nei giorni successivi in via Giulia - per la presenza dei carabinier­i nel liceo.

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