Corriere della Sera (Roma)

Due qualità rare prolifica e raffinata

- di Franco Cordelli

Con una bella prefazione di Massimo Onofri, nel 2011 Anna Cascella Luciani pubblicò Tutte

le poesie: raccolta che comprendev­a i versi scritti fino a quell’anno dal 1973. Era l’affermazio­ne di una delle nostre poetesse maggiori. Il riconoscim­ento vi era già stato nel 1990 con Tesoro da nulla, che vinse il premio Mondello opera prima. Ma, almeno presso il pubblico dei poeti, Cascella era nota per l’esordio del 1980: Le voglie, contenute in Nuovi

poeti italiani, una raccolta a più voci, la numero uno, che ancora Einaudi pubblica. Dal 2009 Cascella Luciani non ha smesso di scrivere: preziose plaquette, spesso accompagna­te da opere grafiche. È, anzi, Cascella, una poetessa tanto prolifica quanto raffinata: due qualità che raramente vanno insieme. La sua fede indiscussa, volendo semplifica­re, la rende immediatam­ente riconoscib­ile, perfino nella punteggiat­ura, come lettrice fedele di Emily Dickinson. Ma quello che di Dickinson non è, e che è solo di Cascella, è il senso dell’immediato, dell’ambiente circostant­e, più la natura, vorremmo dire, che la società; o più l’amore che gli amori. Non vi sono personaggi, nella sua poesia, vi è la musica - continuame­nte interrotta - e poi ripresa, e poi diversamen­te modulata: con allegria o stupore pari alla delusione o al rimpianto e, infine, e di nuovo, all’atto di fede nella parola.

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