Agri-food-tech: per­ché pun­ta­re sul­la Ca­pi­ta­le

Corriere della Sera (Roma) - - LETTERE -

Il set­to­re che og­gi ri­chie­de più in­no­va­zio­ne è quel­lo dell’agroa­li­men­ta­re. Per­ché il ci­bo del fu­tu­ro do­vrà es­se­re mol­to più so­ste­ni­bi­le, cioè in gra­do di sfa­ma­re tut­ti noi senza di­strug­ge­re il pia­ne­ta. Lo ha spie­ga­to Ro­nald Var­gas Ro­jas del­la Fao, in­ter­ve­nu­to sa­ba­to al Count­do­wn Te­dx a Pa­laz­zo Ta­ver­na: emis­sio­ni CO2, spre­chi, fa­me, obe­si­tà, so­no i ve­ri pro­ble­mi. Per af­fron­tar­li non ser­vo­no so­lo nuove tec­no­lo­gie ma an­che men­ti gio­va­ni ca­pa­ci di im­ma­gi­na­re un di­ver­so equi­li­brio tra agri­col­tu­ra e bio­di­ver­si­tà. In questa pro­spet­ti­va, è una buo­na no­ti­zia che il World Food Pro­gram­me (l’agen­zia in­ter­na­zio­na­le che con Fao e Ifad hanno se­de a Ro­ma) ab­bia vin­to il No­bel per la pa­ce. E sa­reb­be bel­lo che pro­prio a Ro­ma, il più gran­de co­mu­ne agri­co­lo Ue, na­sces­se un di­stret­to di in­no­va­zio­ne Agri-Foo­dTe­ch, per rac­co­glie­re le gran­di sfi­de glo­ba­li po­ste da pan­de­mia, cri­si cli­ma­ti­ca, di­se­gua­glian­ze e au­men­to del­la po­po­la­zio­ne.

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