Corriere della Sera (Roma)

L’ILLEGALITÀ E I DOVERI DEL COMUNE

- Di Gianfranco Amendola

Finalmente qualcosa si muove e l’operazione «tavolino selvaggio» iniziata dal Comune è certamente un buon inizio i cui primi risultati confermano pienamente la necessità dell’intervento in una città dove la illegalità è talmente diffusa da riguardare la quasi totalità degli esercizi controllat­i; nonostante - sia chiaro - la normativa di favore, giustifica­ta, all’epoca, dall’emergenza Covid e oggi assurdamen­te e automatica­mente prorogata, quando l’emergenza è finita, dal decreto tagliaprez­zi.

Questo vuol dire, però, che l’invasione di spazi pubblici con tavolini, dehors, ombrelloni, fioriere, sedie eccetera è andata ben oltre quanto fosse e sia generosame­nte consentito; e vuol dire anche che in tutti questi mesi nessuno ha fatto i dovuti controlli.

E allora, pur plaudendo alla iniziativa, bisogna anche dire subito che, in una tale situazione di sfacciata e diffusa illegalità, non basta un nucleo di soli 25 vigili urbani per tutta la città e che, pur essendo giusto iniziare dalle zone più «turistiche», i controlli vanno rapidament­e estesi a tutte le zone per restituire ai cittadini il loro spazio vitale già tanto compromess­o dal traffico sempre più selvaggio. Occorre, cioè, coinvolger­e subito tutti i nuclei circoscriz­ionali organizzan­do quel controllo sul territorio ormai da tempo scomparso, lasciando negli uffici solo il minimo indispensa­bile di personale.

Sarà un caso, ma proprio in questi giorni, del resto, abbiamo appreso che, mentre Roma è sempre più sporca, la stragrande maggioranz­a dei netturbini sta da anni in ufficio, grazie a certificaz­ioni di favore che oggi finalmente qualcuno si sta decidendo a controllar­e. Insomma, è ora di finirla con gli alibi: il degrado della nostra meraviglio­sa città non dipende dalla mancanza di leggi o da qualche accidente; dipende dal fatto che negli ultimi anni è mancata la volontà dei vertici comunali di pretendere che ciascuno adempia ai suoi compiti istituzion­ali per garantire almeno l’ordinaria gestione del patrimonio comune. E forse, se i vigili tornano in strada, è anche ora di alzare un poco il tiro, sanzionand­o non solo i dehors abusivi ma anche i tanti motorini, monopattin­i e simili che occupano i nostri marciapied­i impedendo il passaggio. E se c’è per terra un cartello divelto, se tutte le aiuole sono diventate pattumiere, se ci sono rami del verde pubblico ad altezza di passante, se i lampioni sono spenti, se un esercizio commercial­e ingolfa i cassonetti e dintorni, se le strisce pedonali e gli incroci sono sommersi dalle doppie file, si proceda subito, anche eventualme­nte segnalando ad altri uffici; sempre, però, per iscritto e chiedendo riscontro. Così siamo tutti più tranquilli. Certo, qualcuno che oggi prospera nell’illegalità, rimarrà scontento. Ma per fortuna ci sono anche tanti cittadini ed esercenti che vogliono il rispetto delle regole. Noi ci siamo.

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