Corriere della Sera (Roma)

L’ossessione geometrica di Lucinda e Bob

- Franco Cordelli

In scena all’Auditorium, Relative Calm vede insieme dopo 40 anni (Einstein on the Beach) Lucinda Childs e Bob Wilson. Si tratta di uno spettacolo meno ambizioso e di antica fattura: diviso in tre scene che hanno in comune un’ossessione geometrica. La cogliamo sia nei movimenti dei corpi, sia nella scenografi­a e nell’uso delle luci: i movimenti di Lucinda, il resto di Bob. Nella prima scena otto performer sono disposti per linee oblique e si limitano ad allargare le braccia, ruotando su se stessi: tre passi e si ricomincia. Nel quadro alle loro spalle, linee chiare su fondo scuro si giustappon­gono in verticale e in orizzontal­e. La seconda scena è una interpreta­zione del Pulcinella di Stravinskj: due corpi seduti o sdraiati ai lati (sono fasciati in rosso) e uno al centro, in nero, assai irrequieto. Il quadro che ingigantis­ce le loro azioni o non-azioni si riempie o svuota di cerchi rossi, più tardi imprigiona­ti da ellissi, ugualmente rosse. Nella terza scena, su musica di John Adams (la prima era scandita da un brano elettronic­o di Jon Gibson) è come se si ricomincia­sse da capo. In questa circostanz­a i performer sono (a tratti) 13 e inguainati di bianco non hanno sulla schiena la banda nera che avevano gli otto performer della prima scena. Nel complesso i movimenti sono meno ordinati, assistiamo a una crescita, o a una decrescita, dell’ossessione geometrica. A vincere la partita sulla relativa calma di tempo e spazio è sempre il disordine o almeno, stando alle immagini (filmiche) tra una scena e l’altra, la furia dominatric­e della natura: prima quelle, a loop, della tigre predatrice, poi quelle delle mandrie di tori scatenati in ogni prateria.

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