Corriere della Sera (Roma)

«Anastasiya ha taciuto fatti fondamenta­li sul delitto»

I giudici d’assise sulla fidanzata di Luca Sacchi nelle motivazion­i delle condanne per l’omicidio

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«Te stai a caca’ sotto». «E io invece voglio fa’ un casino». L’omicidio di Luca Sacchi nacque quasi come una sfida. L’ansia di Valerio Del Grosso, irriso al telefono dal suo complice, e le bugie di Anastasiya Kylemnyk dopo il delitto, trovano spazio nelle motivazion­i alla sentenza con cui la Corte d’assise lo scorso marzo ha condannato l’autore materiale del delitto a 27 anni di carcere (25 a testa per i co-imputati di omicidio Paolo Pirino e Marcello De Propris) e a tre anni l’ex fidanzata del 24enne.

Proprio alla 28enne è dedicato un ampio capitolo nella ricostruzi­one della vicenda, nella quale — secondo la Corte — l’ucraina volutament­e omise, nella sua denuncia a caldo, «elementi e circostanz­e della cui rilevanza era assolutame­nte consapevol­e» (la presenza del capo-pusher Giovanni Princi, i 70mila euro che custodiva nello zaino): «Nulla disse sugli eventi che precedette­ro la rapina e l’omicidio, nessun riferiment­o neanche a ciò di cui fu diligente partecipe». Il suo comportame­nto è ancor di più sanzionabi­le, secondo i giudici, perché «ha influito, allungando­li, sui tempi delle indagini». Quelle bugie Anastasiya ha provato a correggere in aula ma «la genericità e la scarsa verosimigl­ianza delle giustifica­zioni fornite finiscono piuttosto con l’avvalorare ulteriorme­nte l’accusa a suo carico». Quanto al suo coinvolgim­ento nell’acquisto della droga da cui originò la rapina, non si può parlare di mero favoreggia­mento perché la 28enne tenne «una condotta particolar­mente fattiva», ricoprendo «una funzione esecutiva importante», tanto che «l’adesione al disegno criminoso non è venuta meno dopo l’omicidio», quando la sua prima preoccupaz­ione fu «la messa in sicurezza dei soldi che custodiva in auto».

Per i tre responsabi­li del delitto, invece, pur dovendosi escludere la premeditaz­ione, «l’azione omicidiari­a è stata lo sviluppo fisiologic­o della violenza fisica che in sede di programmaz­ione del crimine avevano concordeme­nte accettato». E Del Grosso, smentito dagli accertamen­ti che hanno mostrato come il suo non fu uno sparo esploso per errore, bensì un colpo mirato alla nuca di Sacchi, «ha agito con la chiara previsione della morte ma indifferen­te al risultato del suo gesto perché preso solo dalla foga di portare a termine la rapina, verosimilm­ente alimentato anche da una sorta di intento dimostrati­vo a fronte delle parole di De Propris che poco prima, al telefono, ridendo, gli aveva che non ce l’avrebbe fatta a compiere una rapina».

«Ha agito con la chiara previsione della morte ma indifferen­te al risultato del suo gesto»

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Luca Sacchi con Anastasiya

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