Corriere della Sera (Roma)

Parioli, paura per un enorme cinghiale

- Di Monica Guerzoni

Quartiere Parioli, una sera di giugno. Sono le dieci, esco con le buste dell’immondizia e cammino verso i cassonetti, come al solito strabordan­ti e maleodoran­ti. Nel bel mezzo della strada, inquadrato dai lampioni, un cinghiale enorme torna dopo aver banchettat­o indisturba­to tra i rifiuti.

Mi vede, mi viene incontro agitando la sua lunga coda. Io lo guardo rapita dall’immagine bucolica, impugno il telefonino, lo riprendo in video finché capisco che la situazione si è fatta pericolosa. Quando arriva a cinque sei metri di distanza, mollo la busta con i rifiuti organici a cui il «mammut» sembra puntare e mi rifugio nel cortile di un palazzo. Suono a tutti i citofoni, come fanno i ragazzini prima di scappare: «C’è il cinghiale, mi aprite?». Nel quartiere, dove da qualche settimana il mastodonti­co esemplare viene avvistato quasi ogni giorno, lo chiamano «Putin» per via della stazza e del rischio che rappresent­a. Vive nel bosco di Forte Antenne, a Villa Ada, e quando cala il sole sbuca dagli alberi e si aggira tra case e automobili, seminando il panico tra gli abitanti a passeggio con i cani o con i bambini in carrozzina. Ci si chiede che fare, a chi denunciare e il sentimento che prevale è la rassegnazi­one: «Ormai è così in tutta Roma...». Impotenza, paura delle aggression­i e della peste suina e la speranza che si realizzi al più presto la promessa del sindaco, Roberto Gualtieri: «Sarà l’ultimo anno con i cinghiali in città».

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Il cinghiale chiamato Putin che abita a Forte Antenne, nel parco di Villa Ada

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