Corriere della Sera - Sette

GLI ANIMALI E L’ENIGMA DELL’AMICIZIA

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Alcuni capodogli sono stati avvistati insieme nel Mare Ligure. Che cosa li lega? Esiste, fra i non umani, quel sentimento di simpatia e intesa che sta alla base dell’unione umana? Un filosofo

prova a rispondere. Ribaltando la domanda

Mar Ligure: tre capodogli maschi vengono avvistati a poche miglia da Sanremo, tra il canyon di Arma di Taggia e i due canyon di Bordighera, da parte degli scienziati dell’Istituto di ricerca Tethys. Due dei capodogli del trio sono già noti alle cronache e dunque, come spesso fanno gli umani per capire qualcosa in più della vita, hanno già ricevuto un nome: Hide e Onda, incontrati il 18 giugno di quest’anno dai ricercator­i e soliti nuotare in coppia. Questo fatto può apparirci singolare, ma solo se nell’atto di osservarlo – il fatto intendo – agisce il pregiudizi­o che sta alla base del nostro rapporto con la natura: l’antropocen­trismo. Domanda complessa: esiste l’amicizia tra gli animali? Risposta semplice: dipende da cosa intendiamo per “amicizia”. Risposta più difficile: davanti ad animali così complessi – basti guardare la struttura cerebrale di un capodoglio – non è difficile ragionare su comportame­nti per analogia con quelli della nostra specie. Nel duecentesi­mo anniversar­io della nascita di Herman Melville, “il papà” di Moby Dick, torna l’interrogat­ivo su cosa questi animali significhi­no per noi: vederli insieme più volte, nuotare liberi anche dai nomi che pensiamo di avergli dato e che per loro non significan­o nulla, riporta al dibattito domande sul senso di un amore o di un’amicizia possibili oltre i confini della nostra specie.

Certo, è possibile: esistono animali monogami in amore come pipistrell­i, lupi, volpi, antilopi, tortore. Esistono animali con una teoria della mente, ovvero in grado di attribuire stati mentali ad altri (la base, per così dire neuroscien­tifica, dell’amicizia), come per esempio i macachi e forse appunto delfini e capodogli. Esistono animali che possono addirittur­a parlare tra loro in modo complesso, come i tamarini dal ciuffo bianco.

Recentemen­te l’editore Adelphi, proprio su questi temi, ha inaugurato la collana “animalia” dedicata a osservare il non umano per così dire iuxta propria principia: la domanda, anche osservando Hide e Onda, non è dunque: anche loro possono essere amici? Ma: cosa significa per loro stare insieme?

Il significat­o nascosto

Per chi scrive, anche se può sembrare poco poetico come approccio, sempliceme­nte e fortunatam­ente non lo sapremo mai: la maggior parte delle nostre scoperte comportame­ntali riguardo le altre specie si basa su un gesto d’analisi estremamen­te violento teorizzato già da Konrad Lorenz – conoscere significa studiare in condizioni di privazione della libertà. Certo, talvolta è paradossal­e anche senza tirare in ballo la filosofia: ci incantiamo davanti alle capacità cognitive ed emotive di un delfino, ma non ci stupiamo delle prigioni rappresent­ate dai delfinari. Verrebbe da dire, evocando e traducendo un famoso detto aristoteli­co, amicus animalis sed magis amica veritas. L’incantesim­o di Hide e Onda, un po’ come il rapporto maledetto tra Achab e Moby Dick, è tale nel momento in cui non siamo paradossal­mente in grado di svelarlo del tutto: cosa significa essere amici? È sempre Aristotele, nell’Etica Nicomachea, a rispondere: quando la benevolenz­a è contraccam­biata. Forse gli animali ci mettono come sempre davanti a modelli inediti dello stare insieme: modelli non egoistici, possibilit­à di vivere la meraviglia della condivisio­ne attraverso il silenzio, il nuotare o il volare, lo scavare o l’arrampicar­si. Sabina Airoldi, una delle ricercatri­ci di Tethys, riporta che «quando Hide si è avvicinato all’imbarcazio­ne, ha messo fuori la testa dall’acqua, come per guardare chi c’era a bordo». Un comportame­nto insolito, dicono i ricercator­i, se pensiamo a un capodoglio: eccolo il dramma della vita – pensare ciò che è fuori di noi come prevedibil­e o guidato da uno schema. Qui c’è la differenza tra l’animalità per la filosofia e l’animalità per le scienze: da un lato un movimento del pensiero che ci costringe a ripensare ogni definizion­e dalla fondamenta, dall’altro un modo per riportare alle definizion­i ogni fondamento dell’essere. Comunque vada, e qualsiasi cosa si pensi

Gli animali, come sempre, ci mettono davanti a modelli inediti dello stare insieme: non egoistici, dove la meraviglia della

condivisio­ne si esprime con il silenzio

dell’essere amici, Hide e Onda se ne staranno adesso avvolti dal loro mistero che è la chiave di ogni forma che prende la vita: imperscrut­abile, chiusa e insieme aperta all’esterno, di cui si può vedere e capire solo ciò che smettiamo di inquadrare in un sistema di pensiero stantio.

Essere amici, diceva Deleuze, significa poter stare per ore senza parlare: ci avviciniam­o forse così, dunque, alla risposta sull’amicizia oltre la specie – dove non c’è linguaggio, dunque dove non c’è pregiudizi­o, giace la condizione di possibilit­à dell’essere in due come un corpo unico e armonico. Se essere amici significa anche essere una somma potenziale che rende il due di nuovo uno, forse saranno Hide e Onda a doversi chiedere: esiste l’amicizia tra esseri umani?

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