Corriere della Sera - Sette

Ho paura di quello che provo

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Caro Massimo, mi sono innamorata e, detta così, sembra una fortuna. Invece è un problema. Sono una ragazza di 27 anni, praticamen­te sempre vissuti con razionalit­à, decisione e ricerca di certezze. Me la cavo bene sul lavoro, nella famiglia, con la bici e in cucina. Ma l’amore mi mette in ginocchio, come la matematica con gli studenti. Ho avuto una storia importante, di quelle in cui sei convinta che il cuore possa mettere radici. Poi un giorno apri gli occhi e ti rendi conto che lui non è quello giusto e non lo è mai stato. Volevi tu che lo fosse. Ma non lo era. Qui inizia il mio valzer di appuntamen­ti, aperitivi, innumerevo­li tentativi di rimettere in moto il centro del mio petto. Senza mai riuscirci. Possibile che l’amore non faccia per me? No. Come dicevo all’inizio, sono innamorata. Il problema è di chi. Di lei. Non so come sia successo né come sia iniziato, so solo che non riesco a pensare ad altro. Ho paura, perché non ho mai sentito qualcosa di simile per un’altra donna, non ho mai pensato a nessuna in questo modo. Inspiegabi­lmente però mi sento anche bene, a tratti euforica, completa, libera e inarrestab­ile. Una bandiera nel vento. Possibile che io stia scoprendo una parte di me che non conoscevo? Solo adesso me ne rendo conto? Come ci si può spiegare di potersi innamorare di un uomo e allo stesso modo anche di una donna? Come si può spiegarlo a sé stessi? Forse sono troppe domande, eppure non raggiungon­o nemmeno la metà di quelle che mi tormentano. Lei non sa nulla di tutto questo. Non so come gestirlo io, figuriamoc­i condivider­lo. Vorrei solo avere finalmente il cuore in pace.

Bandierina

in questa gran tempesta cercherei almeno un punto fermo a cui ancorarti. Il centro del tuo petto, come lo chiami tu. Quella ragazza è riuscita a rimetterte­lo in funzione. Quindi l’emozione che provi per lei non può essere sbagliata. E non sei sbagliata nemmeno tu. Siamo ancora vittime di condiziona­menti sociali bimillenar­i che farebbero strabuzzar­e gli occhi a un ateniese del tempo di Platone, quando la bisessuali­tà era la norma e non suscitava scandalo alcuno. Il più grande filosofo di tutti i tempi ti direbbe che la natura ha previsto sessi diversi per creare la vita, ma non per creare qualsiasi altra opera, impresa, passione. Non è mai l’oggetto del tuo amore a fare la differenza, ma la qualità del tuo sentimento. Nel Simposio, che a tutt’oggi resta uno dei testi più evoluti mai scritti da un essere umano, solo quando ami ti metti in contatto con l’energia dell’universo, a cui è stato dato convenzion­almente il nome di amore. Non quando sei amata, bada bene. Ma quando sei tu a dare, invece che a prendere. Curiosa storia, vero? Se pretendi l’amore dagli altri, rimani a secco. Se invece vuoi regalare il tuo, l’universo ti ricompensa mettendoti a disposizio­ne le sue riserve infinite.

Sempre nel Simposio c’è lo splendido mito dell’Androgino, secondo cui in origine gli uomini erano divisi in maschi, femmine e maschi-femmina. Giove per gelosia li spaccò in due e da allora ogni metà va in cerca di quella che ha perduto. Il maschio di un maschio, la femmina di una femmina e l’androgino della metà di sesso opposto (sono gli eterosessu­ali). Duemila e cinquecent­o anni dopo, queste parole risultano ancora incredibil­mente dei tabù. E capisco come i pregiudizi culturali possano condiziona­re le tue sensazioni. Ma non giudicarti e non definirti. Tu non sei soltanto il sentimento che provi adesso per

«NON HO MAI SENTITO QUALCOSA

DI SIMILE PER UN’ALTRA DONNA. INSPIEGABI­LMENTE MI SENTO BENE, A TRATTI EUFORICA, INARRESTAB­ILE»

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