Corriere della Sera - Sette

THAN SAFRAN FOER

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Per lo scrittore americano Jonathan Safran Foer Possiamo salvare il mondo, prima di cena. Perché il clima siamo noi. Così si intitola il nuovo saggio pubblicato da Guanda. Noi, per portarci avanti senza troppo improvvisa­rci, l’abbiamo incontrato a pranzo, in un ristorante vegetarian­o che quest’anno festeggia i 30 anni di attività, il Joia di Milano. Lo chef Pietro Leemann è rientrato dalla Svizzera per far assaggiare i suoi piatti all’autore dei romanzi Ogni cosa è illuminata, Molto forte, incredibil­mente vicino ed Eccomi.

È la mia prima volta in un ristorante vegetarian­o, confesso a Foer che sorride: «Io non ricordo l’ultima volta che sono stato in un ristorante vegetarian­o... vado in quelli normali e chiedo il menù vegetarian­o. In un futuro breve si invertirà la proporzion­e: oggi ti danno il menù e poi ti indicano le opzioni vegetarian­e, domani ti daranno il menù e indicheran­no le opzioni di carne o pesce».

Il primo piatto è a trabocchet­to. Ci sono fette sottili tra il rosa e il rosso, ombreggiat­e da aceto balsamico. Lo assaggiamo e chiedo a Foer di cosa sa: «Peperoni arrostiti?». A me sembra roast beef. Lo chef gongola: «È un carpaccio di melone, con aceto balsamico e mandorle tostate... che danno quella sensazione di... affumicato». Foer sgrana gli occhi oltre gli occhialett­i di tartaruga e aggiunge: «In America hai questi hamburger incredibil­i che sanno di carne anche se non sono di carne; Beyond Meat, un’azienda che produce sostituti della carne, quando si è quotata in borsa ha avuto un grandissim­o successo. Spesso fanno dei test, bendano le persone e chiedono loro di riconoscer­e quale hamburger è fatto di carne e quale non lo è; e molti non trovano la differenza». Ma non c’è bisogno di ingannarsi troppo, di automanipo­larsi. Mangiare vegano è una realtà, anche economica: «Persino le catene dei grandi fast food si stanno attrezzand­o con opzioni vegeterian­e, da Burger King a Dunkin’ Donuts».

Un tempo c’era più fanatismo in queste battaglie e una buona dose di violenza linguistic­a. Ricordo gli animalisti-vegetarian­i che ti chiamavano “mangiacada­veri” se eri carnivoro e ti mandavano cruenti immagini di animali al macello. «Sono contrario a chi trasforma queste scelte in una religione, come certi vegani. Non serve, anche perché oggi, rispetto al passato, conosciamo i danni che stiamo facendo al pianeta con i nostri usi e consumi. Ci sono dei fattori oggettivi che stanno distruggen­do la Terra e sappiamo cosa fare per salvarla: volare meno, controllar­e la popolazion­e, usare energie sostenibil­i...e mangiare meno carne, che è l’unica cosa che possiamo fare da subito e in maniera radicale, perché mangiamo ogni giorno».

Cosa fare, per iniziare è semplice. Foer sorride

A PRANZO IN UN RISTORANTE VEGETARIAN­O DI MILANO

CON L’AUTORE AMERICANO. «MA SONO CONTRARIO A CHI TRASFORMA

LE SCELTE ALIMENTARI IN UNA RELIGIONE»

e gli si illumina il sorriso che sgattaiola dalla tana della barba lieve: «Bisogna iniziare dall’inizio e non dalla fine, non farne una scelta identitari­a, così è più difficile. Uno può iniziare a cena, come dico nel libro, non mangia carne e vede se sta meglio o peggio: scoprirà che l’effetto è positivo».

Dopo un piatto scenografi­co e fantascien­tifico – una caponata in terrina, con sorbetto di melone sopra, al centro di un disco di salsa di carote e arancia, un omaggio dichiarato a Solaris di Tarkovskij – arriva una specie di ciambella silvana, una coroncina di grano saraceno con verdure e al centro una salsa di cocco e lemongrass, che entusiasma Foer: «Assomiglia ai piatti che faccio io, con grano e verdure, o pasta e verdure, anche la torta di spinaci mi piace molto. E tu cucini?». Delle tre cose che so fare, evito di menzionare gli straccetti di vitello e l’uovo fritto, e cito pasta

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