Corriere della Sera - Sette

L’OPERA HOUSE COME UN ICEBERG «L’ARCHITETTU­RA È UN PONTE SOCIALE»

- Di LAURA RAGAZZOLA DAVID ZANARDI

Non è un caso che Snøhetta, uno tra i maggiori studi di architettu­ra a livello internazio­nale, prenda nome da una montagna norvegese. «Non è la più alta della Norvegia, ma è sicurament­e la più bella», ci dice Kjetil Traedal Thorse, che ha fondato lo studio con Craig Dykers nel 1989. «È un nome che ci ispira, perché lega il nostro lavoro alla natura, alla sua bellezza, che va capita e protetta. E ci parla anche della fatica e della determinaz­ione che servono per raggiunger­e la vetta. Sono tutti elementi importanti nel nostro lavoro».

Incontriam­o Thorse e Dykers in un’occasione speciale: nella sede di Oslo, ricavata in un ex magazzino dell’area portuale, si celebrano i 30 anni di attività dello studio con il team al gran completo: quasi 250 persone, fra architetti, designer, paesaggist­i, grafici. Un team ormai globale, con sette sedi estere (Craig Dykers vive a New York, dove guida quella americana). Un team che ha lasciato segni importanti in tutto il mondo: dai grandi edifici pluripremi­ati, a interventi su scala minore, ma tutti innovativi e in armonia con il paesaggio urbano.

Chi visita Oslo, per esempio, non può sottrarsi al fascino della Norway Opera House, inaugurata nel 2008, che emerge come un iceberg dalle fredde acque del fiordo, regalando alla città una straordina­ria promenade ricavata sul tetto-belvedere. Ma i più curiosi possono recarsi a Vulkan, l’ecoquartie­re della capitale, e scoprire gli alveari urbani disegnati da Snøhetta nel 2014, che svettano sui tetti portando un pezzo di natura in città (e ricordando­ci quanto le api siano essenziali al nostro equilibrio ecologico).

Dialogo continuo «L’architetto svolge un ruolo sociale, non è solo un tecnico che progetta edifici», sottolinea Thor

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