Corriere della Sera

La sorella: cercate Emanuela nella tomba del boss De Pedis

Natalina Orlandi: la pista della Magliana può essere giusta

- Fabrizio Caccia

«Ora ricordo una telefonata anonima durante «Chi l’ha visto?»: ci dissero di cercare in quel sepolcro

ROMA — «Venticinqu­e anni sono passati per voi. Noi siamo rimasti a quel giorno». Quel giorno era il 22 giugno 1983, il giorno del rapimento di Emanuela Orlandi. Natalina Orlandi oggi ha 51 anni, è la sorella maggiore di Emanuela, che allora ne aveva 15. L’altra notte, insieme ai suoi figli ventenni Matteo e Chiara, è andata ad attaccare dei manifesti in giro per Roma, in occasione dell’anniversar­io. «Ci sembrava giusto richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica», dice.

Manifesti con le foto di Emanuela ma anche di Mirella Gregori, l’altra ragazza rapita a Roma appena un mese prima di Emanuela, il 7 maggio 1983, anche lei aveva 15 anni: «Non so più cosa credere— sospira Natalina— chissà qual è la verità, noi dopo un quarto di secolo la stiamo ancora aspettando. E ora però c’è questa novità vostra, del Corriere della Sera, avete scritto di questa superteste, la compagna di uno dei boss della Banda della Magliana che avrebbe addirittur­a partecipat­o al sequestro... Incredibil­e, forse davvero è la pista giusta. Perché ricordo un particolar­e... Una telefonata anonima giunta anni fa a Chi l’ha visto?. Una telefonata di un uomo che disse: Se volete risolvere il caso di Emanuela Orlandi guardate nella tomba di Renatino De Pedis... Beh, allora, dico che oggi è arrivato davvero il momento di aprire quella tomba. La tomba di De Pedis nella chiesa di Sant’Apollinare, proprio vicino al Senato, al luogo dove Emanuela venne rapita...».

Già. Il boss della Banda della Magliana, Enrico De Pedis, detto Renatino, ammazzato il 2 febbraio del ’90 a colpi di pistola vicino Campo de’ Fiori, oggi è sepolto lì: «E io dico che non è giusto— aggiunge Natalina Orlandi —. Anche se fosse che negli ultimi anni di vita quest’uomo era diventato un benefattor­e, un santo, non è giusto che la Chiesa abbia permesso di seppellirl­o in quel luogo sacro. Non è giusto nei confronti di tutte quelle persone che sono state uccise dagli uomini della Banda della Magliana».

«In questi anni — continua la signora — sono state scritte tante cose assurde sulla scomparsa di Emanuela: la tratta delle bianche, la fuga volontaria, i segreti del Vaticano... Ma Emanuela era una ragazza semplice, senza grilli per la testa, noi tutti eravamo una famiglia tranquilla. Mio papà, Ercole, morto nel 2004, era commesso della Casa Pontificia, diciamo che era un fattorino di lusso, non aveva mica chissà quali poteri... Ricordo che i Lupi Grigi (i turchi vicini ad Alì Agca, l’attentator­e di Papa Wojtyla il 13 maggio 1981, ndr) dissero che Mirella Gregori era stata rapita per ricattare lo Stato italiano ed Emanuela invece, cittadina vaticana, per colpire la Santa Sede. I due rapimenti insomma erano legati. Non lo so. Mi auguro solo che chi sa qualcosa ora finalmente si faccia avanti. In fondo ci spero, perché in 25 anni la gente cresce, matura, magari nel frattempo è morto qualcuno di cui si aveva paura... Sarebbe importante che anche il Papa, a cui mia madre Maria ha rivolto un appello, dicesse qualcosa...».

Natalina Orlandi fa parte dell’associazio­ne Penelope e lotta insieme ai parenti di Mirella Gregori, di Elisa Claps (sparita a Potenza il 12 settembre ’93) e a centinaia di altre famiglie che hanno perduto qualcuno senza un perché. «Io non lo so— conclude— se mia sorella è ancora viva. Questo problema non me lo pongo, sennò impazzirei. Noi andiamo avanti. I miei figli Matteo e Chiara oggi sanno tutto di zia Emanuela. E il pianoforte che lei suonava è ancora lì che aspetta...».

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 ??  ?? I manifesti nelle vie di Roma Accanto al volto di Emanuela Orlandi, quello di Mirella Gregori, scomparsa il mese prima: per Natalina sorella di Emanuela, i casi sarebbero collegati
I manifesti nelle vie di Roma Accanto al volto di Emanuela Orlandi, quello di Mirella Gregori, scomparsa il mese prima: per Natalina sorella di Emanuela, i casi sarebbero collegati
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Nel tondo, la lapide della tomba di Enrico De Pedis nella cripta della chiesa romana di Sant’Apollinare. Secondo Natalina Orlandi, nel loculo del boss della banda della Magliana potrebbe celarsi la soluzione del mistero che avvolge la scomparsa della...
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