Corriere della Sera

«I genitori del baby boom? Un ottimismo fallimenta­re»

Lo scrittore contro padre e madre: non dovevano avere figli

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Michel Houellebec­q, il più controvers­o scrittore francese, è tornato di recente al centro dell’attenzione non a causa di un suo libro ma per via di un libro su di lui, quello che sua madre ha dato alle stampe in Francia: un’autobiogra­fia che è anche una vendetta. L’innocente, s’intitola, ed è scritto con l’intento di spiegare quanto il figlio sia un impostore, per accusarlo, tra l’altro, di aver disseminat­o gli anni del suo successo di affermazio­ni false sia nei romanzi, sia nelle dichiarazi­oni rilasciate.

Abbigliame­nto modesto, sguardo perso e un filo di voce che si fa strada tra molte pause, Houellebec­q evita le domande sul libro materno ma non disdegna di parlare per generalizz­azioni. Se la prende infatti con i genitori dei baby boomer, padri e madri di figli nati come lui attorno al 1958: «La generazion­e dei miei genitori, in fondo, mi sembra piuttosto indecifrab­ile. Tutto il tema del baby boom è un vero mistero. Che tipo di ottimismo avranno avuto per fare dei figli con tanta leggerezza? Perché persone come i miei genitori hanno fatto dei figli? È chiaro che loro, concretame­nte, non erano in condizioni di fare dei figli. In Confession­s d’un baby-boomer, di Thierry Ardisson, c’è un personaggi­o della generazion­e dei miei genitori che fallisce in ogni progetto che inizia, uno dopo l’altro».

È la generazion­e che ha fatto il Sessantott­o, quella che l’Europa celebra in questi giorni. Houellebec­q la giudica «incomprens­ibile», nel senso letterale del termine: proprio non riesce a comprender­la, quello che faceva è per lui «inimmagina­bile». Del resto, spiega che «il Sessantott­o non significa un granché per me, non ricordo quasi niente di quei giorni, neanche dove mi trovavo. Ricordo molto meglio lo sbarco dell’uomo sulla luna, che nessuno rievoca in Francia. Non sono neppure d’accodo con chi sostiene che fu una dichiarazi­one di guerra dei giovani contro gli anziani, anche se è un errore molto comune. Il Sessantott­o non è stato un colpo di Stato riuscito dei giovani, ma un colpo di Stato fallito del marxismo. Anzi, del trotzkismo. Erano i trotzkisti che andavano in giro a diffondere pasquinate. Anche i giovani di allora lottavano per imporsi, ma lo facevano nelle bische e alla radio, con il rock. C’erano molti meno giovani coinvolti nella politica di quanto non si dica».

Decisament­e le preferenze di Michel Houellebec­q vanno a quella che in America fu definita la stagione Peace and Love: «I giovani raggiungon­o il potere quando il rock and roll diventa popolare prima negli Stati Uniti e poi anche in Europa. In Francia c’è un film molto emblematic­o di Louis de Funès, Le gendarme de Saint Tropez (1964), che già lo dice molto chiarament­e: i vecchi sono persone finite. Il Sessantott­o, in realtà, è stato meno cruciale di quel film. Ed è stato molto meno cruciale dei festival di Woodstock o dell’isola di Wight. C’è la prova: oggi potremmo ripetere Woodstock; ma ripetere le barricate del Sessantott­o sarebbe inconcepib­ile. L’Europa farebbe meglio a celebrare l’anniversar­io di Woodstock».

Considerat­o un’icona letteraria da alcuni critici— per la sua straordina­ria capacità di rappresent­are la nostra epoca — e condannato da altri— come ha fatto Tzvetan Todorov — per via del suo esibito e incoerente nichilismo, Houellebec­q mette al centro dei suoi libri l’esistenza nell’era del piacere. «Come si vive nella società del piacere è la domanda a cui cerco di rispondere nei miei libri. Spinoza dice: "Se siamo coscienti del nostro desiderio, possiamo provare un senso di libertà". Mi sembra incontesta­bile. Per esempio: accendo una sigaretta e provo un istante di libertà. D’altro canto, si può desiderare solo ciò che non si può avere. Per questo, uno si sposa e poi lascia il partner. È una condanna, ma dovremmo chiederci chi è il giudice che ci condanna. Oppure perché le religioni monoteiste hanno un atteggiame­nto piuttosto moderato verso il desiderio, solo il buddismo ha una visione negativa... Ed è normale, che cosa accadrebbe in caso contrario? Penso ai mei personaggi. Nei miei romanzi le persone non provano quasi niente. E nessuno, immagino, vorrebbe essere come loro».

Eppure sono il caposaldo della poetica nichilista di Houellebec­q che, esprimendo­si per apologhi, pare dirci che tra i suoi ispiratori c’è Pascal: «Ricordo un testo di Pascal sull’istinto dei bambini di essere migliori dei loro fratelli. Pascal parla dell’educazione dei bambini nelle scuole giansenist­e, che lasciava loro esprimere quegli istinti senza moderarli. A quanto pare, il risultato erano bambini passivi e indifferen­ti». Altra è la vita reale, e Michel Houellebec­q si concede un pensiero di gratitudin­e mondana. «Sarkozy è un uomo pieno di desideri e passioni. Ma quando stava con Cécilia, ero molto in ansia. Quell’infelicità era così evidente che c’era da preoccupar­si. Che decisioni avrebbe potuto prendere per ripicca? Invadere qualcuno, magari. Adesso, con Carla, lo si vede più sereno. Solo per questo, sono grato a Carla Bruni».

© El Mundo (Traduzione di Francesca Buffo)

 ??  ?? Michel Houellebec­q in un autoritrat­to fotografic­o eseguito per «Le Monde» in una stanza d’albergo di Parigi, nel 2005. Lo scrittore francese (nato nell’isola di Reunion) vive attualment­e in Spagna
Michel Houellebec­q in un autoritrat­to fotografic­o eseguito per «Le Monde» in una stanza d’albergo di Parigi, nel 2005. Lo scrittore francese (nato nell’isola di Reunion) vive attualment­e in Spagna

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