Corriere della Sera

Un rene su cinque dal mercato nero Costo? Mille dollari

- Elvira Serra

MILANO — Maria Burani Procaccini: «Sono almeno sessantami­la i bambini vittime di traffico d’organi nel mondo». L’ex presidente della Commission­e bicamerale infanzia traccia la mappa: «Provengono perlopiù dal Brasile, dallo Sri Lanka, dal Congo e dalla Thailandia». Il giro d’affari: «Un miliardo e duecento milioni di euro. Una vergogna che offende l’umanità».

I dati dell’Oms entrano nel dettaglio: un quinto dei settantami­la trapianti di rene vengono eseguiti con organi che arrivano dal mercato nero. Il fenomeno interessa anche fegato, pancreas, cornee. Un rene costa in media mille dollari. Le cronache di questi anni, però, ci hanno raccontato di viaggi della speranza che sono arrivati a costare 18-35-60 mila euro. La domanda di organi sani dal Duemila è salita del 33 per cento, a fronte di una crescita della disponibil­ità pari al 3 per cento. Il settimanal­e americano Newsweek ha calcolato che nel 2010 chi avrà bisogno di un trapianto di rene dovrà aspettare fino a dieci anni per riceverlo: soltanto nel 2007 oltre settemila statuniten­si sono deceduti mentre erano in lista d’attesa.

L’Italia ha 9.700 persone che aspettano. E il nostro è un Paese sensibile all’espianto: la media dei donatori è di 21 per milione di abitanti, quella europea è di 18,5. Per il trapianto del rene si attendono circa 3 anni, per il fegato 1,84. Non c’è nessuna evidenza, però, che lasci supporre un traffico clandestin­o qui da noi. Lo negano gli esperti, lo negano le ricerche. Save the Children, nel suo dossier «Piccoli schiavi» dell’agosto scorso, dedicò al tema un capitolo. Si legge: «È comprovata l’esistenza di un commercio internazio­nale di organi e tessuti, sia sotto forma di compravend­ita tra adulti consenzien­ti che di viaggi della speranza in Paesi in via di sviluppo per un trapianto illegale. Quanto all’espianto illegale, non vi sono al momento prove dell’esistenza di un traffico a tale scopo in Italia». Salvo poi citare, come fa il Censis, l’inchiesta aperta nel 2004 in Albania dal magistrato Adelchi d’Ippolito della Procura di Roma su un presunto traffico di minori, che si sospetta fossero stati trasportat­i illegalmen­te in Grecia e in Italia per espianti illegali. «Il traffico di minori sembrerebb­e coinvolger­e l’Italia non solo come Paese di transito, ma anche di destinazio­ne finale per l’esecuzione degli espianti». L’associazio­ne offre un quadro generale sulla tratta di esseri umani: 54.559 persone hanno trovato assistenza in Italia dal Duemila al 2007, mentre nel mondo il fenomeno interessa 2,7 milioni di sfortunati, l’80% donne e bambini. Tuttavia sui 938 minorenni stranieri sfruttati, Save the Children è prudente: ammette cioè che i ragazzini sarebbero impiegati per la prostituzi­one, l’accattonag­gio, furti, spaccio, adozioni illegali e «si presume» per traffico d’organi. Senza fornire prove.

Il Censis è più categorico. «Ci sono diverse prove di trapianti ricevuti da italiani nel Paese del donatore. Nella maggior parte dei casi si sono recati in India, dato che lì fino al 1994 la vendita di organi è stata legale». In cima alla lista degli Stati mete di questo «turismo della salvezza» ci sono il Nepal, con interi distretti che vantano un «donatore» in ogni famiglia, le Filippine, il Pakistan, l’Afghanista­n, alcuni Paesi africani. In Cina, dove l’intervento è ammesso solo tra familiari, nel 2006 sono stati eseguiti undicimila espianti su condannati a morte: e di questi solo il 10% è andato ai cittadini della Repubblica Popolare. In Indonesia la legge proibisce il trapianto tra vivi se non sono parenti stretti. Eppure, a pagamento, l’ostacolo si aggira facilmente fuori dalle grandi città, dove nessuno chiede i documenti. Resta una cifra, che il commissari­o straordina­rio per le persone scomparse Rino Monaco non vuole interpreta­re. Dal ’74 al 30 settembre 2008 in Italia sono scomparsi 9.802 minorenni, dei quali 8.080 stranieri.

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