Corriere della Sera

Soldati iraniani al fianco di Hezbollah I raid russi aprono la strada all’offensiva di terra in Siria

In Siria iraniani e Hezbollah verso l’offensiva su Aleppo. Kerry incontra Lavrov: coordiniam­oci

- Montefiori

Sono proseguiti per il secondo giorno i raid degli aerei russi in Siria, pronti gli alleati per un attacco via terra. I caccia di Mosca hanno preso di mira forze ribelli ma non l’Isis, anche se la versione ufficiale parla di cinque siti legati allo Stato Islamico. Iraniani e Hezbollah verso l’offensiva su Aleppo.

Seconda ondata di raid russi in Siria. Ancora una volta l’aviazione ha preso di mira diverse formazioni ribelli ma non lo Stato Islamico, anche se la versione ufficiale parla di 5 siti legati all’Isis. I Sukhoi hanno sganciato bombe sui qaedisti di Al Nusra a Jisr al Shuqur, quindi su nuclei vicini agli Usa e su reparti che premono sul regime nei settori di Idib, Hama, Homs e Aleppo. Secondo Mosca sono stati impegnati 50 velivoli, compresi elicotteri e droni per la ricognizio­ne.

Il Cremlino ha presentato le incursioni come la copia di quelle della coalizione. Con una sorpresa. Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, reduce da un incontro con l’americano John Kerry, ha sostenuto che gli insorti dell’Esercito libero siriano (filo occidental­e) non sono «terroristi» e dovrebbero essere inclusi in un eventuale negoziato. Un’apertura che stride con gli ordigni lanciati sui medesimi insorti considerat­i amici dell’Occidente. È il caso di Tammiuh al Azaa, guerriglie­ri che hanno ricevuto di recente sistemi anti carro Tow via i canali della Cia. Le dichiarazi­oni di Lavrov sono forse tattiche ma anche legate al lavoro diplomatic­o dietro le quinte, uno sforzo mirato a trovare soluzioni alternativ­e. Del resto anche gli americani hanno attaccato nei mesi scorsi estremisti legati ad Al Nusra, stranieri parte del cosiddetto gruppo «Khorasan». È un teatro dove nulla è divisibile in bianco-nero, qui prevale il grigio. Basta poco per compiere errori. Il coinvolgim­ento russo nel conflitto ha ridato vigore al sentimento jihadista e provocato reazioni negative nei Paesi arabi come in Turchia.

Gli osservator­i, in queste ore, seguono anche altri sviluppi. Centinaia di soldati iraniani sono arrivati in Siria per partecipar­e, insieme a Hezbollah libanesi e forze locali, ad un’offensiva terrestre. Coperto dall’ombrello russo il contingent­e potrebbe puntare su Aleppo ma anche su Palmira, una manovra per consolidar­e il regime e invertire un periodo segnato da molte sconfitte.

L’affollamen­to nei cieli siriani rende necessario un meccanismo che eviti incidenti. Tra tensioni evidenti russi e americani hanno avuto ieri un primo contatto via teleconfer­enza. Altri seguiranno in una situazione dove gli Stati Uniti appaiono confusi: «Non capiamo le intenzioni del Cremlino», ha osservato il portavoce. Mosca aveva chiesto agli americani di avere campo libero, il Pentagono ha replicato con «le nostre missioni continuano». Dal bollettino del Comando centrale emerge che la coalizione ha condotto mercoledì un solo strike anti Isis in Siria, settore di Marea.

E a proposito di aerei ha fatto notizia la sortita del premier iracheno Al Abadi che si è detto favorevole a eventuali interventi dei velivoli russi in Iraq e deluso della linea della Casa Bianca. Ha risposto Lavrov: «Non c’è stata alcuna richiesta. Non siamo stati invitati. Siamo persone educate». Non è detto che quel giorno non arrivi.

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Obiettivi Immagini di un video diffuso da Mosca
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