Corriere della Sera

Assad sulla strada di Mosca Così Putin si mette al centro

- di Franco Venturini Dragosei, Nese, Olimpio

Mettersi al centro del quadro politico mediorient­ale, non solo di quello siriano. Invitando Assad, che non lasciava il Paese dal 2011, a Mosca, Putin ha raggiunto l’obiettivo che si era prefisso.

Rovesciand­o la celebre formula di Karl von Clausewitz, Putin ha detto a Bashar al-Assad che in Siria la politica deve diventare la continuazi­one della guerra con altri mezzi. Siamo fieri di bombardare i terroristi, ha spiegato il capo del Cremlino al suo ospite che dal 2011 non lasciava Damasco, ma la Russia vuole anche un «processo politico» aperto a tutte le potenze mondiali per arrivare a un superament­o pacifico del conflitto. La risposta di Assad interessa poco. Interessa, invece, che Putin abbia subito informato amici e nemici regionali: la Turchia, l’Arabia Saudita, l’Egitto, la Giordania, l’Iran e persino i curdi del Pyd. Per l’America c’è tempo, tanto più che Kerry e Lavrov si vedono venerdì a Vienna. Pronti a discutere, tra l’altro, della guerra per procura che Russia e America combattono ormai in Siria, con le truppe di Assad che tentano di avanzare coperte dai bombardier­i russi e i ribelli che le ostacolano dopo aver ricevuto, con il beneplacit­o di Washington e senza troppo badare alle loro credenzial­i, grandi scorte di missili anticarro Tow (made in Usa. Putin sa di aver spiazzato Obama con il suo intervento militare a sostegno di Assad. E’ logicament­e credibile, quando lascia intendere che prima bisogna battere i jihadisti e poi, in un secondo tempo, allontanar­e Assad dal potere attraverso un « processo politico » come quello evocato al Cremlino. Eppure l’idea di rafforzare Assad per farlo cadere meglio resta a dir poco ambigua. L’impression­e generale è che per la Siria stia bollendo in pentola qualche svolta importante. Ma Putin sbagliereb­be a voler stravincer­e. Occorrono garanzie granitiche sulla futura uscita di scena di Assad e accordi precisi su come sarà sostituito. Non basta evitare di spararsi con gli aerei USA, si deve trovare una concordanz­a strategica sul terreno. Parti sciite e parti sunnite dovranno ognuna trovare un interesse (che oggi non si vede) nella fine della guerra. Il capitale politico che Putin si sta conquistan­do potrà servire, ma non deve risultare intollerab­ile né per l’attuale né per il prossimo Presidente americano. Nel caso della Siria, insomma, per passare dalla guerra alla politica serve un autentico capolavoro.

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