Corriere della Sera

MANOVRA CON POCA CRESCITA

- Di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi

La legge di Stabilità per il 2016 è espansiva, restrittiv­a o neutrale? Cioè, quale è il segno del contributo che i conti pubblici daranno alla crescita il prossimo anno? Essendo l’aspetto più importante della legge, ci si aspettereb­be di capirlo già dalle prime righe. Invece è una domanda cui non è facile rispondere.

Se si guarda alle cifre del deficit la risposta sembrerebb­e chiara: la legge è espansiva. Così d’altronde ha detto più volte il presidente del Consiglio. In assenza di interventi («a legislazio­ne vigente» come si dice nel gergo dei conti pubblici) il deficit sarebbe sceso dal 3% circa del Prodotto interno lordo (Pil) di quest’anno all’1,8% nel 2016 (nota di aggiorname­nto al Documento di economia e finanza pubblicata il 19 settembre): un contributo negativo alla domanda pari a oltre 1,5 punti di Pil. La legge invece alza l’obiettivo per il deficit 2016 dall’1,8 al 2,2%, mantenendo­lo sostanzial­mente al livello del 2015 (2,6%). La legge sembrerebb­e quindi neutrale. Se poi si correggono questi numeri per tener conto dello stato dell’economia — che è ancora lontana dalla piena occupazion­e — la legge risulta leggerment­e espansiva: il deficit corretto per il ciclo sale dallo 0,4% del Pil quest’anno allo 0,7 nel 2016: una spinta alla domanda pari allo 0,3%. Renzi e Padoan quindi hanno ragione: i numeri sono modesti, ma il segno è quello giusto e probabilme­nte, dati i vincoli europei, è il massimo che si potesse fare (i numeri si basano su quanto scritto nel Draft budgetary plan che il governo ha inviato a Bruxelles).

Ma da dove viene questa spinta alla domanda? Apparentem­ente da una forte riduzione del carico fiscale, che scende di circa 20 miliardi, quasi un punto e mezzo di Pil (questo è il numero inviato a Bruxelles. Non tiene conto di quanto detto dal governo, per ora solo a parole, in merito a una possibile riduzione delle aliquote dell’imposta sulle società).

Quali tasse scendono? L’eliminazio­ne della Tasi vale 3,7 miliardi e tutti gli altri sgravi, dal lavoro all’abolizione dell’Imu agricola, 1,7 miliardi (vedi tabella a lato). Ci sono poi 3 miliardi di tasse in più (sui giochi e sui capitali rimpatriat­i). Siamo lontani da quei 20 miliardi di minori tasse. La realtà è che la parte maggiore, 16,8 miliardi, proviene dalla cancellazi­one degli aumenti Iva che precedenti governi avevano previsto, rimandando­li agli anni futuri. Qui sta il punto. Se i cittadini si ricordavan­o di quei vecchi impegni e si aspettavan­o un aumento dell’Iva nella prossima primavera, il governo ha ragione. Le tasse sono state ridotte rispetto a quanto ci si aspettava di dover pagare.

In realtà è più probabile che pochi cittadini ricordasse­ro (molti non lo sapevano neppure)

I tagli Ciò che rimane è soprattutt­o un contributo negativo alla domanda

che a legislazio­ne invariata l’Iva sarebbe aumentata. Pochi hanno anticipato gli acquisti prevedendo un aumento dell’Iva in primavera. Proviamo allora a riscrivere la legge di Stabilità dal punto di vista di questi cittadini poco lungimiran­ti. Ciò che rimane sono tagli netti di tasse per 2,4 miliardi e tagli netti di spesa per 4,6 miliardi: un contributo negativo alla domanda (senza tener conto delle correzioni cicliche) pari a 2,2 miliardi, lo 0,1% del Pil. Cioè una Finanziari­a leggerment­e restrittiv­a.

Insomma, la domanda se la Stabilità aiuterà l’economia dovete quindi porla ai cittadini. Se vi rispondono che del rischio che l’Iva aumentasse proprio non sapevano, questa Stabilità alla crescita contribuis­ce poco.

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