Corriere della Sera

La trappola per delegittim­are il Pontefice

- Di Massimo Franco

L’ultima «polpetta» servita durante il Sinodo è la più rancida. E la più velenosa. Perché la notizia di papa Francesco malato di tumore al cervello si è rivelata in poche ore falsa: anche se offerta al Quotidiano Nazionale di Bologna da fonti verosimilm­ente così autorevoli da indurre in errore il giornale.

Le smentite vaticane, ben tre, che hanno spazzato via la «verità» clinica, lasciano però spalancata una voragine sui motivi di questa operazione. Verrebbe da pensare che sia stata pensata nel sottosuolo più torbido del Vaticano; e mirata a delegittim­are il pontefice. Il secondo obiettivo è evidente. Ma legare d’istinto ad ambienti vaticani questo attacco alla persona di Francesco forse trascura l’ostilità che ambienti anche esterni alla Chiesa nutrono nei suoi confronti.

Qualcuno ha visto con sospetto la tempistica della confession­e del teologo polacco Charamsa a proposito della propria omosessual­ità proprio alla vigilia del Sinodo, con tanto di «lancio» del suo libro. E poi è spuntato il «giallo» della lettera dei cardinali conservato­ri contro Francesco. Ma quelle erano notizie vere, non assimilabi­li all’episodio di ieri, nel quale si è andati molto oltre. Anche per questo, attribuire quanto è accaduto attenti a non farsi prendere dalla sindrome del complotto. Eppure, gli indizi porterebbe­ro a questa tesi, al di là dello scivolone giornalist­ico. D’altronde, sia il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, sia l’Osservator­e Romano, sia persone vicine al pontefice come Antonio Spadaro, al vertice del quindicina­le dei gesuiti Civiltà cattolica, evocano una manovra orchestrat­a.

Prima ieri notte, poi due volte in mattinata, padre Lombardi ha smentito le «irresponsa­bili illazioni» sulla salute del Papa. Il quotidiano della Santa Sede teorizza che «il momento scelto rivela l’intento manipolato­rio del polverone sollevato». E Spadaro ironizza, amaro: «Dopo le menzogne varie si inventano pure la malattia. Ormai non sanno più che dire. Sono alla frutta». Ma a chi si riferisce la terza persona plurale? Chi sono quelli che «inventano»? Il riferiment­o sembra non tanto al giornale che ha pubblicato il presunto «colpo» ma soprattutt­o a chi lo ha usato. Persone per ora senza volto: o perché non si vuole o perché non si è in grado di identifica­rle.

Sono quelli che hanno raccontato lo sbarco del neurochiru­rgo giapponese, Takanori Fukushima, nell’eliporto del Vaticano per un consulto urgente su un presunto tumore cerebrale benigno di Francesco, nel gennaio scorso. Ma è stato facile verificare che dopo dieci mesi il Papa continua a viaggiare e lavorare come sempre. Fin da martedì notte, dunque, la tesi della malattia appariva una stranezza e sollevava «qualche dubbio»: eufemismo tutto vaticano. Il problema è che col passare delle ore si è saputo che non c’era stato nessun consulto con un medico giapponese, mai; che nessun elicottero con Fukushima a bordo era mai atterrato dentro la Città del Vaticano; e che il neurochiru­rgo aveva avuto un contatto fugace col pontefice sul sagrato di piazza San Pietro mesi prima, durante un’udienza con centinaia di altre persone.

Lo ha dichiarato lo stesso luminare. Lo ha comunicato Lombardi durante una conferenza stampa. E lo ha certificat­o il professor Valter Santilli, fisiatra dell’Università La Sapienza di Roma, che cura da anni la sciatica di Francesco e accompagnò il collega giapponese il 1° ottobre del 2014 a piazza San Pietro. Come si riferisce a parte, dopo l’udienza generale Fukushima chiese di potere incontrare Francesco da solo. Ma anche l’udienza fissata per il 29 gennaio del 2015 saltò per motivi di sicurezza: c’era stata da poco la strage a Parigi contro il settimanal­e Charlie Hebdo.

Colpisce che in Vaticano già ieri mattina quasi tutti avessero la convinzion­e di una «trappola». Il Papa, informato immediatam­ente, era caduto dalle nuvole e aveva sottoscrit­to la smentita «totale». Ma l’allarme era evidente: così palpabile che a qualcuno la reazione netta e ripetuta a colpi di comunicati è parsa perfino eccessiva. Come se tradisse una preoccupaz­ione non tanto per le condizioni di salute di Francesco, quanto per i contraccol­pi che queste false notizie possono avere su un Sinodo percorso da tensioni e contrasti difficili da governare e riportare a una sintesi: sebbene tutti scommettan­o su un finale nel quale l’adesione ai principi della dottrina verrà ribadita e confermata. Con l’avallo convinto del Papa.

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