Corriere della Sera

Dai dimenticat­i ai promossi Storie di addii al governo dove tre posti restano vacanti

- Tommaso Labate

«Il Paese di Cesare Beccaria è tornato nel medievalis­mo». A guardarli con gli occhi di Tonino Gentile, i quasi 600 giorni al governo di Francesca Barracciu sono quasi un sogno. Quando pronuncia questa frase, il 3 marzo 2014, Gentile è sottosegre­tario ai Trasporti del governo Renzi da tre giorni. Neanche il tempo di portare gli scatoloni al ministero che, per il ras degli alfaniani calabresi, è già ora di dimissioni. Tutta colpa, si fa per dire, della rotativa del quotidiano Calabria Ora, che si era inceppata proprio mentre il quotidiano stava per andare in edicola con la notizia di un’inchiesta sul figlio. O almeno questa era la versione dei «manifestan­ti», visto che il direttore del quotidiano dimostrò le pressioni dello stampatore per impedire l’uscita di quell’edizione.

Tra l’uscita di scena di Gentile e quella di ieri della Barracciu, nella squadra di Renzi ci sono altre 6 storie di addii. Altre 6 scrivanie abbandonat­e, altre 6 auto blu parcheggia­te o destinate ad altro utente. Finiscono con l’happy end le avventure di Federica Mogherini e di Giovanni Legnini, di Roberto Reggi e di Lapo Pistelli. La prima abbandona la Farnesina e va a vestire i galloni del super commissari­o agli Affari esteri dell’Ue. Ed è niente rispetto al balzo in avanti del secondo, che passa dall’essere sottosegre­tario con delega all’Editoria alla vicepresid­enza del Csm. Il terzo, già capo campagna elettorale di Renzi alle primarie (perse) del 2012, trasloca dal ministero dell’Istruzione ( sottosegre­tario) all’Agenzia del demanio (direttore). Il quarto rimane un vice. Ma da viceminist­ro agli Esteri passa, nel giugno scorso, al ruolo di vicepresid­ente dell’Eni.

Che sia per il piglio del premier o per i numeri del Pd, sta di fatto che — a differenza del passato — i membri del governo che finiscono nell’occhio del ciclone mollano subito, senza telenovele. Come fa Maurizio Lupi, che a seguito dello scandalo «Grandi opere» lascia il ministero dei Trasporti senza neanche essere indagato. È il 20 marzo 2015. Un mese e mezzo prima si era dimessa dagli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta, sindaco antimafia di Monasterac­e che Renzi aveva «sottratto» all’ala civatiana del Pd. I renziani vogliono mandarla a fare l’assessore regionale in Calabria ma lei rifiuta per la presenza nella giunta di tale Nino De Gaetano. Com’è andata a finire? De Gaetano passa in poco tempo dall’assessorat­o ai domiciliar­i mentre lei perde due posti in un colpo solo, e torna a fare la farmacista. E il suo ministero è ancora lì, senza un ministro. Come le scrivanie di Gentile e Pistelli, anch’esse in attesa di un nuovo padrone.

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