Corriere della Sera

Assad vola da Putin, ipotesi transizion­e

Il Cremlino si pone al centro dei giochi: colloqui con i sauditi e i turchi, soluzione politica in Siria

- Fabrizio Dragosei @Drag6

L’obiettivo numero uno è stato raggiunto: con l’invito di Bashar Assad al Cremlino, Vladimir Putin si è posto al centro del quadro politico mediorient­ale e non solo di quello siriano. Dopo aver rassicurat­o l’interlocut­ore sul fatto che le incursioni dei suoi aerei proseguira­nno, il presidente russo ha chiamato i rappresent­anti dei Paesi «forti» della regione. Ufficialme­nte per informarli dei colloqui col presidente siriano che non lasciava il suo Paese dal 2011.

In realtà per accreditar­si come Grande Mediatore, l’unico in grado di fare uscire tutti dal pantano siriano. E voci di corridoio già indicano quale potrebbe essere la soluzione: una transizion­e di sei mesi, magari con un governo provvisori­o, per arrivare poi a elezioni politiche e presidenzi­ali.

Ma se la formula in sé potrebbe andare bene a molti, compresi gli americani, è quello che c’è sotto (Assad sì o Assad no) che determiner­à come le cose andranno veramente.

Il presidente siriano e Putin hanno compiuto anche una ricognizio­ne della situazione sul terreno. I russi hanno eseguito fino ad oggi circa 700 missioni e hanno riportato all’offensiva l’esercito governativ­o che ora si muove con l’appoggio terrestre degli Hezbollah e dell’Iran. Gli aerei russi colpiscono terroristi islamici e, in gran parte, oppositori del regime. Quegli stessi che da cinque anni combattono una guerra civile che ha provocato 250 mila morti e che è iniziata con la repression­e del regime contro manifestaz­ioni pacifiche.

Putin si rende conto che Damasco, anche con il suo aiuto, non è in grado di riconquist­are tutto il Paese e quindi punta al rafforzame­nto di un’area che includa la capitale, il porto di Tartus, la base di Latakia e Homs.

Ma questa strategia porta allo scontro con le altre parti che si vorrebbero coinvolger­e nella trattativa per la «soluzione politica» di cui hanno parlato Assad e Putin nel loro lungo colloquio. Ciò è emerso chiarament­e dalle telefonate di Putin con i dirigenti di Arabia Saudita, Giordania, Egitto e Turchia.

Proprio da Ankara è arrivata la prima doccia fredda per il signore del Cremlino: il capo del governo Ahmet Davutoglu ha ripetuto che per il suo Paese in Siria non c’è alcuna «transizion­e con Assad, ma solo una transizion­e per il dopo-Assad». Davutoglu ha poi aggiunto che il presidente siriano avrebbe fatto bene «a rimanere a Mosca», in esilio come altri governanti rovesciati.

Di questi fatti discuteran­no domani a Vienna anche Lavrov e Kerry, ma non ci si aspetta che i due ministri degli Esteri possano trovarsi in sintonia.

Tutti parlano di transizion­e politica e di lungo processo con il coinvolgim­ento di tutte le parti in causa. Ma ognuno intende la cosa a modo suo. Il timore che gli Stati Uniti condividon­o con la Turchia è che Putin, inebriato dal successo di oggi, pensi a un Assad rinato dalle proprie ceneri che venga nuovamente incoronato Rais in elezioni presidenzi­ali «democratic­he».

Visioni opposte Domani Lavrov vede Kerry. Il timore degli occidental­i è che, nei disegni russi, il processo politico termini con la rielezione di Assad

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