Corriere della Sera

«Come tangente mi costrinse a pagare il suo avvocato»

Il pm: costruttor­e concusso dal funzionari­o del caso Mantovani. Pecorella: «Io estraneo. Soldi dal cliente»

- Luigi Ferrarella Giuseppe Guastella

La tangente? Sotto forma dell’asserito pagamento nel 2010, per conto del capo dell’edilizia scolastica del Provvedito­rato opere pubbliche Angelo Bianchi, di 100.000 euro di parcella all’avvocato che difendeva lo stesso funzionari­o pubblico arrestato nel 2008 a Sondrio: lo sostiene l’imprendito­re Alessandro Crisafulli, perquisito per truffa allo Stato l’altro ieri dal pm Letizia Mannella e già con alle spalle una condanna a 4 anni per bancarotta. Ma lo smentisce Bianchi, arrestato per altre vicende il 13 ottobre con Mario Mantovani, ex assessore alla Sanità spesosi per non far spostare Bianchi dal Provvedito­rato; e lo nega l’avvocato (ed ex parlamenta­re pdl) Gaetano Pecorella, per un periodo difensore di Bianchi e Crisafulli. Col risultato che il pm Giovanni Polizzi — stando all’integrazio­ne del 23 settembre alla richiesta di arresto di Bianchi e Mantovani — indaga sia il funzionari­o per «concussion­e» di Crisafulli, nell’ipotesi che lo abbia costretto a «pagare parte della parcella del legale che difendeva Bianchi a Sondrio»; sia Crisafulli per «tentato esercizio arbitrario delle proprie ragioni» ai danni di Bianchi.

Il 7 maggio 2014, infatti, Crisafulli (che lamenta disturbi di personalit­à) va con un uomo nell’ufficio di Bianchi a chiedergli «con toni alquanto alterati» la restituzio­ne di 100.000 euro. Bianchi telefona impaurito a Pecorella, che lo invita a chiamare il 113 e fare denuncia. Dice Crisafulli: «Bianchi nel 2010, lasciandom­i intendere che avrebbe avuto poteri di danneggiar­mi, mi chiese di pagare, in sua vece, una parcella di Pecorella, suo legale a Sondrio e mio a Genova. Poiché il 70% del mio fatturato derivava dal Provvedito­rato, e la richiesta veniva dal responsabi­le di lavori che stavo eseguendo, mi sono piegato e ho pagato» denaro «ben distinto» dalla parcella «per il mio processo a Genova, pari a 58.000 euro comprensiv­i di 5.000 per una Smart».

«Crisafulli farnetica — ribatte Bianchi —, da gennaio 2014 vuole da me questi soldi e non ho ancora ben capito il perché, è una vera e propria estorsione» con «atti persecutor­i». Le verifiche Gdf sui pagamenti addotti da Crisafulli sono ambivalent­i. Un assegno di 10.000 euro risulta intestato a tutt’altri soggetti; su 25.000 euro in contanti, che Crisafulli dice di aver dato il 2 giugno 2010 a Pecorella in studio, «non sono emersi prelievi di tale importo tracciabil­i sui conti»; c’è il 7 maggio un prelievo di 20.000 euro, che Crisafulli dice di aver «dato in contanti a Chiasso nel bar Investor su richiesta esplicita di Pecorella», ma questi afferma di poter dimostrare che quel giorno non era in Svizzera. Veri 3 assegni di Crisafulli a Pecorella per 30.000 euro, ma il legale spiega che erano la sua parcella per il processo di Crisafulli a Genova, «come da atti già consegnati al pm» dopo la perquisizi­one dei commercial­isti; e che la parcella di Bianchi l’ha sempre pagata Bianchi. E la Smart? Quella sì, ma il legale dice che Crisafulli gliela offrì «come regalo».

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