Corriere della Sera

Il duello sindacale più duro? Alla Don Gnocchi

La Onlus legata alla Curia di Milano disdetta unilateral­mente i contratti. L’ira dei lavoratori

- di Dario Di Vico

Sta diventando una vertenza dura come se da una parte ci fosse Sergio Marchionne e dall’altra Maurizio Landini. E invece il datore di lavoro si chiama Fondazione Don Gnocchi, a presiederl­a è monsignor Angelo Bazzari e i sindacati sono gli stessi che non più tardi di due anni fa hanno concesso alla Onlus milanese due ore in più di lavoro a settimana non retribuite e la rinuncia a due giorni di ferie per ciascun addetto.

La Don Gnocchi è nella realtà un gruppo da circa 5.500 dipendenti, la metà in Lombardia e il resto distribuit­i in altre otto regioni. Opera in regime di accreditam­ento con il servizio sanitario nazionale nel segmento dell’assistenza ai disabili e può vantare 28 strutture, 30 ambulatori e 3.600 posti letto. Gode di ottima reputazion­e per il livello dei trattament­i, per la ricerca che ha sempre portato avanti con buoni risultati e per la cura destinata alla formazione del personale.

Tutto ciò però sembra appartener­e al passato, la crisi morde e nonostante la Fondazione abbia da tempo scelto di avere un proprio contratto di lavoro ad hoc ora lo ha addirittur­a disdettato. L’accusa che arriva da Manuela Vanoli della Fp-Cgil lombarda è quella di puntare a «un dumping contrattua­le, si vuole uscire dalle difficoltà riducendo drasticame­nte il costo del lavoro e si cerca una cornice a cui appendere questa scelta». E già adesso nel settore del welfare, solo in Lombardia, sono in vigore una trentina di contratti con differenze sulle retribuzio­ni che per la stessa profession­e di infermiere possono arrivare a 300-400 euro.

Come già detto due anni fa i conti della Don Gnocchi entrarono in sofferenza e fu raggiunto un accordo con i sindacati per rendere sostenibil­e il rapporto tra ricavi e costi. «Stavolta invece ci sentiamo traditi — dice Antonio Tira della FpCisl Lombardia —. Abbiamo sempre mostrato senso di responsabi­lità mentre la direzione mi sembra che lo abbia completame­nte smarrito ed è singolare che una Fondazione legata alla Curia di Milano imposti le relazioni con i dipendenti in questo modo, usando la disdetta unilateral­e a cui ricorre il padronato privato più aggressivo. Così si calpestano i valori di coesione ribaditi anche nel testo dello Statuto». La risposta di Cgil-Cisl-Uil è stata secca e ha comportato sia la revoca dell’intesa «di salvataggi­o» stipulata due anni fa sia l’organizzaz­ione di assemblee e presidi in tutte le strutture del gruppo. « I lavoratori si stanno sacrifican­do per sopperire ai problemi finanziari della Onlus, garantendo ai pazienti le cure necessarie, pur se con turni insostenib­ili e con le retribuzio­ni che sono rimaste ferme ai livelli del 2009 — dichiara Vanoli — e non meritavano certo di essere ripagati con la disdetta unilateral­e».

Tutto il settore dell’assistenza socio-sanitaria legata alle convenzion­i con le Regioni è in seria difficoltà ma nel caso Don Gnocchi i sindacalis­ti vedono anche una diminuzion­e delle donazioni dei privati ed errori gestionali. «Ma tutto ciò non giustifica lo scontro e la volontà di adottare forme di contratti low cost che sono incompatib­ili con la profession­alità dei lavoratori e con la qualità dei servizi che si vogliono erogare ai disabili» aggiunge Tira.

La direzione della Fondazione Don Gnocchi per adesso si è chiusa a riccio e ha deciso di non parlare ma è chiaro che si tratta di una scelta che non potrà continuare a lungo.

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