Corriere della Sera

Processo alla strega

- Di Paolo Di Stefano

La richiesta ufficiale è di riaprire un processo avvenuto non tre e neanche trent’anni fa, ma trecento. L’obiettivo è riabilitar­e a futura memoria la presunta strega Maria Bertoletti detta la Toldina.

La Bertoletti rimase vedova, senza figli, e si risposò con Andrea Toldini, un sagrestano della chiesa di san Martino di Pilcante, da cui non ebbe prole. Bastavano questi scarni elementi (secondo matrimonio e infecondit­à), nel Trentino del primo ‘700, per creare un clima di sospetto attorno a una donna non più giovane, forse già sulla sessantina. E infatti i sospetti arrivarono puntuali. Sospetti gravi, con accuse di numerosi delitti distribuit­i nell’arco di 38 anni, da quando cioè era tredicenne: vari infanticid­i a partire dal 1688, avvelename­nti, fatture e malefici multipli, isterilime­nti di terreni, danneggiam­enti di prodotti vinicoli. Con i suoi sortilegi avrebbe procurato, a familiari e ad estranei, un’idropisia, qualche tumore, un’infezione mammellare purulenta, un gozzo tiroideo, un aborto, sindromi ossessive, persino una ferita ai piedi. A ciò si aggiunsero le aggravanti di apostasia, eresia, idolatria, sacrilegio, adulterio, sodomia, e così la povera Toldina, nel 1715, finì incarcerat­a

L’esposizion­e di trenta fotografie di Gianni Berengo Gardin prosegue fino al 6 gennaio La caccia Una stampa antica che raffigura un rogo di streghe. Andata avanti a ondate soprattutt­o tra il XV e la prima metà del XVII secolo, la caccia alle streghe coinvolse a vario titolo, secondo le stime degli storici, circa un milione di persone. In Italia la zona più interessat­a dai processi fu la Valtellina la fragilità del sistema».

L’occasione sarà l’inaugurazi­one della mostra di Gianni Berengo Gardin al Negozio Olivetti di piazza San Marco, a Venezia: una esposizion­e curata da Alessandra Mauro per il Fai in collaboraz­ione con la Fondazione nel castello di Sabbionara d’Avio, poi fu trasferita nelle prigioni di Brentonico, infine processata non dal tribunale ecclesiast­ico (come avveniva nei territori soggetti all’Inquisizio­ne romana), ma dal foro penale laico ( secondo la costituzio­ne carolina germanica). Magistrato il capitano Giovanni Luigi Sartori di Riva; difensore d’ufficio il notaio Giovanni Battista dal Pozzo di Ala. Il quale cercò di far valere l’insufficie­nza di prove e le ragioni naturali dei molteplici danni fisici che venivano addebitati alla Bertoletti, ma rimase inascoltat­o. La sentenza fu pronunciat­a il 10 marzo 1716: colpevole. La condanna, decapitazi­one e rogo, eseguita il 14 marzo a Brentonico.

Non è una leggenda e nemmeno un romanzo. È storia vera, ben documentat­a grazie allo storico Carlo Andrea Postinger, chiamato dal Comune di Brentonico a raccoglier­e le pezze d’appoggio archivisti­che. Con lo scopo, appunto, di riaprire il processo nel terzo centenario Forma per la Fotografia. Trenta fotografie scattate tra il 2012 e il 2014 che documentan­o l’impatto delle grandi navi.

«Chiedo che questo problema venga preso in mano dal Consiglio dei ministri», interviene la presidente onoraria dell’esecuzione. Perché la condanna, compiuta in un unico grado di giudizio, viene oggi ritenuta visibilmen­te sbagliata anche secondo le regole allora vigenti. Dunque, l’assessore alla Cultura Quinto Canali, volendo «ridare dignità etica, morale e civile alla condannata», ha sottoposto al Consiglio Comunale una delibera che chiede alla Corte d’Appello di Trento di istruire un collegio ad hoc per rivisitare la vicenda della Toldina. Risultato: 12 voti favorevoli, 3 astenuti e 3 contrari. Si attende risposta.

«Si tratta di capire — dice Canali — se per il diritto del tempo c’erano vie di scampo per la Bertoletti. Nel 1728 si svolse un processo di stregoneri­a analogo che si concluse con del Fai, Giulia Maria Crespi. «Deve diventare un problema nazionale perché Venezia è una perla non solo per l’Europa, ma per l’umanità. Chiediamo al premier Matteo Renzi, tra i mille problemi di cui lui è circondato e assalito, di affrontare anche il carcere a vita dell’imputata». Dunque, va messo nel conto che riabilitar­e la Toldina, secondo parametri giudiziari più «equi», potrebbe anche comportare a una condanna postuma al carcere a vita? Forse. Fatto sta che il nuovo collegio giudicante, secondo i propositi del Comune di Brentonico, dovrebbe calarsi nel diritto dell’epoca ed emettere una nuova sentenza rispettand­o la Costituzio­ne criminale Carolina emanata nel 1532 da Carlo V. Sempre ammesso (e non concesso) che la conosca, sarebbe un (improbabil­e) dibattimen­to in punta di storia del diritto. Il cruccio civile dell’assessore è in realtà più che giustifica­to: «Attorno alla figura della Bertoletti e in genere sui processi di stregoneri­a continuano a nascere discutibil­i spettacoli folclorist­ici estivi fatti apposta per i turisti, dove le tragedie storiche sono raccontate in modo approssima­tivo e spettacola­re come fossero leggende. E anche a scuola le streghe del nostro passato diventano personaggi fantastici». Da qui l’esigenza di ricondurre l’attenzione alla realtà storica. Il dubbio è: meglio un’iniziativa anacronist­ica che rischia di condannare un’innocente per la seconda volta oppure un buon libro di ricostruzi­one storica che magari venga letto nelle scuole?

La vicenda

Il consiglio comunale di Brentonico, in provincia di Trento, ha ufficialme­nte chiesto alla Corte d’Appello di Trento che venga istruito un nuovo processo sul caso di Maria Bertoletti, detta la Toldina, abitante nel comune trentino ai primi del '700

La donna, vedova poi risposatas­i con un sacrestano da cui non ebbe figli (condizione per l’epoca ritenuta poco raccomanda­bile), era stata decapitata e bruciata nel 1716 dopo essere stata giudicata colpevole di stregoneri­a. Le accuse contro di lei andavano dall’infanticid­io all’avvelename nto, dall’eresia al danneggiam­ento di prodotti vinicoli

Nelle intenzioni dei promotori, il nuovo processo dovrebbe riabilitar­e dopo 300 anni la memoria della donna, ingiustame­nte accusata e condannata

Rischi e anacronism­i La richiesta alla Corte d’appello e l’idea di usare il diritto di allora Se la ricondanna­ssero?

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