Corriere della Sera

Il trapianto di cromosoma (femminile) cura le cellule

- Di Adriana Bazzi

Ichirurghi del Dna hanno realizzato, per la prima volta al mondo, il trapianto del cromosoma femminile X, da una cellula a un’altra. Teatro degli esperiment­i, il laboratori­o del Centro Nazionale delle Ricerche (Cnr) all’Istituto Humanitas di Milano, diretto da Paolo Vezzoni, in collaboraz­ione con altre istituzion­i, tutte italiane. Perché la scelta dell’X? Perché a questo sono legate malattie trasmesse dalle mamme (che non si ammalano perché hanno due cromosomi) ai figli maschi (che di X ne hanno uno solo). Parliamo di distrofia muscolare di Duchenne, di sindrome di Turner (donne che hanno un unico cromosoma X) o di emofilia, la malattia del sangue che ha colpito figli e nipoti della Regina Vittoria di Inghilterr­a. La nuova tecnica di trapianto potrebbe, in futuro, curare queste malattie. Ecco come funziona. «Siamo partiti da una cellula “donatrice” sana, con tutti i suoi cromosomi — spiega Vezzoni, semplifica­ndo molto, perché le procedure (descritte sulla rivista Oncotarget) sono complicate — l’abbiamo “frammentat­a” in microcellu­le, ognuna contenenti un singolo cromosoma, abbiamo preso quella con l’X e l’abbiamo fatta fondere con una cellula staminale malata. Risultato: quest’ultima espelle il cromosoma X malato, conservand­o quello sano trapiantat­o». Ottenere una cellula staminale «guarita» è solo il primissimo passo. Occorre, poi, differenzi­arla e produrre i tessuti da utilizzare sul paziente. L’idea è quella di intervenir­e con il trapianto sulle cellule (malate) del paziente che si vuole curare.

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