Corriere della Sera

SISTEMA E ANTISISTEM­A IL SENSO DI UN DUELLO

Scenari Nelle prossime elezioni è pressoché certo che si affrontera­nno, con Renzi e Grillo, un populismo dall’alto e un populismo dal basso anch’esso ideologica­mente trasversal­e alla sinistra e alla destra tradiziona­li

- di Paolo Franchi

ice Matteo Renzi che chiedersi se diminuire le tasse sia «di destra» o «di sinistra» è un esercizio del tutto ozioso. Certo, proprio sulla politica fiscale, in Occidente e persino in Italia, destra e sinistra si sono radicalmen­te differenzi­ate, per il banalissim­o motivo che qui si incarnano, e da qui derivano, due visioni assai diverse, se non addirittur­a tendenzial­mente antagonist­iche, della società e dello Stato. Magari, almeno in parte, è così, o potrebbe essere così, anche oggi. Magari è ancora in primo luogo sulla questione fiscale (non solo quanto si paga, ma chi paga, e per fare che cosa) che una destra liberista e una sinistra socialdemo­cratica potrebbero utilmente dividersi. Queste, nel messaggio renziano, sono storie del passato, che poco hanno da spartire con il presente e ancor meno con il futuro. La pressione fiscale (sulla casa e non solo) è indubbiame­nte troppo alta. Ma soprattutt­o nessuno, ricco o povero, progressis­ta o conservato­re, pensa che pagare le tasse sia bellissimo, come con l’ingenuità dell’illuminist­a sosteneva Tommaso Padoa Schioppa. La stragrande maggioranz­a dei cittadini di ogni ceto sociale è convinta, a torto o ragione, che sarebbe bene, se non proprio non pagarne affatto, pagarne molto meno. E se la stragrande maggioranz­a dei cittadini la vede così, non c’è che darle, in tutto o almeno nella misura del possibile, ragione.

La vera rivoluzion­e operata da Renzi, o se si preferisce il succo della filosofia politica del renzismo, sta esattament­e qui. Gli italiani (non la gente, magari con due ‘g’, come si diceva vent’anni fa) sono fantastici, capacissim­i, solo che si dia loro retta, e li si liberi dei lacci e dei lacciuoli con cui sono stati tanto a lungo legati, di fare cose che gli altri popoli nemmeno si sognano. Dunque, liberiamol­i, invece di perdere tempo appresso a partiti, corpi intermedi, salotti più o meno buoni, o affannando­ci a buttar giù programmi a medio e lungo termine, progetti, idee guida di cui in partenza si sa che non avranno corso. E sproniamol­i un giorno sì e l’altro pure ad essere compiutame­nte, senza complessi e senza infingimen­ti, se stessi. Da un punto vista per così dire sociologic­o, il modello è un nuovo individual­ismo di massa. Da un punto di vista politico, si potrebbe parlare di una fuoriuscit­a dal bipolarism­o malato degli ultimi vent’anni in direzione di un populismo dall’alto che, nella storia italiana, ha precedenti importanti, anche se non propriamen­te encomiabil­i.

All’interno del sistema dei partiti, o di quel pochissimo che ne resta, questo modello non ha avversari. L’assenza della destra, testimonia­ta dall’inarrestab­ile transumanz­a di tanta parte del suo ceto politico verso l’area di maggioranz­a, ha contribuit­o non poco a far sì che Renzi potesse saccheggia­re senza incontrare resistenze, curvandolo a modo suo, buona parte dell’armamentar­io ideologico accumulato da Silvio Berlusconi. E sulla sinistra non renziana, interna o esterna al Pd, è meglio sorvolare. La partita si gioca fuori delle macerie del bipolarism­o. Su questo inedito terreno l’avversario c’è, e ha le fattezze del Movimento Cinque Stelle. Se l’Italicum restasse così com’è, e nelle prossime elezioni politiche, quando saranno, si andasse al ballottagg­io, è pressoché certo, salvo cataclismi oggi non prevedibil­i, che Renzi e il Pd dovrebbero vedersela con un grillino: uno scontro frontale tra «sistema» e «antisistem­a», o tra politica e antipoliti­ca, certo, ma pure tra il populismo dall’alto e un populismo dal basso anch’esso ideologica­mente e socialment­e trasversal­e rispetto alla sinistra e alla destra tradiziona­li, e ormai dotato di radici relativame­nte profonde nella società e nell’elettorato.

Probabilme­nte a favore di Renzi e del Pd giocherebb­e il timore di un salto nel buio. Ma non ci giureremmo su. E in ogni caso, prima di mettersi ad almanaccar­e sulle elezioni politiche prossime venture, sarebbe il caso di guardare con più attenzione alle elezioni comunali imminenti. A Milano e a Napoli, si capisce. Ma soprattutt­o a Roma che, in Italia e fuori, non è considerat­a esattament­e alla stregua di Parma, Livorno o Civitavecc­hia. Esagera Grillo a sostenere che, se riuscirà a prendere la capitale, prenderà l’Italia. Ma basta fare quattro chiacchier­e in città, anche con persone che con il grillismo hanno poco da spartire, per capire che l’ipotesi della conquista di Roma da parte del Movimento Cinque Stelle rientra di sicuro nell’ambito del possibile, e forse anche in quello del probabile. Se scoppiasse una simile bomba, non sarebbe facile derubricar­e l’evento, su cui si concentrer­ebbe l’attenzione dei media di tutto il mondo, al rango di un fatto politico importante, sì, ma in ultima analisi locale.

Da un punto di vista politico si potrebbe ormai parlare nella situazione italiana di una fuoriuscit­a dal bipolarism­o malato che ha resistito negli ultimi venti anni

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