Corriere della Sera

IL DOVERE DI MODI: RESISTERE IN INDIA AGLI ESTREMISTI CHE LO SOSTENGONO

- Di Antonio Armellini

Èdifficile essere una potenza globale, con l’economia in più rapida crescita fra i nuovi Paesi emergenti, restando al tempo stesso preda di violenze che nulla hanno a che vedere con le aspirazion­i del presente, ma molto con la storia anche recente dell’India. Narendra Modi ha stravinto le elezioni con la promessa di una modernizza­zione capace di fare uscire il Paese da una stagnazion­e che ne strangolav­a la crescita. A quasi un anno e mezzo di distanza, le resistenze incrociate di un sistema pubblico elefantiac­o, di una burocrazia sclerotica e delle piccole e grandi baronie cresciute all’ombra di una politica corrotta si sono mostrate più dure del previsto; l‘effetto di annuncio delle sue promesse si è andato affievolen­do. Infrastrut­ture, fiscalità, privatizza­zioni: una dopo l’altra le riforme annunciate segnano il passo. I ceti emergenti che lo avevano votato in nome del cambiament­o, cominciano a farsi domande; gli investitor­i internazio­nali, che avevano visto in Modi un possibile alfiere del mercato globale, rivedono le loro previsioni. A ciò si è accompagna­to un ritorno di fiamma delle intolleran­ze nei confronti delle minoranze musulmane e cristiane, a volte da parte di esponenti dello stesso governo. L’immagine dell’India come Paese democratic­o e tollerante è fondamenta­le per la sua strategia: preso fra difficoltà in parte inattese, Modi sembra in una morsa. Da un lato egli ha assoluto bisogno dell’appoggio dei primi, che gli sono indispensa­bili per vincere le resistenze all’interno e restare credibile all’esterno; dall’altro sa che non può tendere troppo la corda nei confronti di movimenti estremisti dai quali lui stesso proviene. Se l’India resisterà all’insidia dell’estremismo, potrà avere un peso decisivo nell’equilibrio geopolitic­o in Asia, contenendo la Cina: è una scommessa difficile e Modi intende giocarsela. Nel frattempo, Pechino osserva con distacco, gli Stati Uniti aspettano e si chiedono se, ancora una volta, certi entusiasmi non siano stati prematuri.

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