Corriere della Sera

Il nostro Paese è già oggi leader del settore nonostante il grave ritardo accademico e istituzion­ale. Per questo abbiamo bisogno di un parco scientific­o che faccia da propulsore

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Caro direttore, seguiamo e raccogliam­o l’importanza del dibattito avviato dal Corriere sulla destinazio­ne dei luoghi di Expo 2015. Rappresent­iamo 50 mila aziende biologiche e biodinamic­he italiane, con un fatturato di oltre 3 miliardi di euro, estese ormai sull'11,2% della superficie agricola nazionale. Condividia­mo l’urgenza di una scelta che capitalizz­i i grandi sforzi compiuti dal Paese su Expo, perché oltre Expo resta l’impegno a nutrire il Pianeta di cibo, idee e pratiche nuove. Il nostro Paese è già oggi leader della bioagricol­tura, nonostante il grave ritardo istituzion­ale e accademico. Valorizzan­do la sussidiari­età, l’Italia avrebbe tutte le caratteris­tiche per proporsi al mondo come la piattaform­a di una grande innovazion­e agraria e industrial­e in senso ecologico.

Per questo il settore del biologico e biodinamic­o ha messo il massimo impegno nel fare la sua parte in Expo, animando l’Area della biodiversi­tà con Bologna Fiere, proponendo contenuti, urgenze e soluzioni. Il settore è oggi determinat­o a far sorgere un’istituzion­e di ricerca e alta formazione e vuol metterla a disposizio­ne del Paese, con l’auspicio che diventi parte qualifican­te di un grande hub per l’innovazion­e, dove oggi sorge Expo 2015. Vogliamo raccoglier­e e coltivare ciò che può rispondere ai principali problemi del pianeta e portare l’Italia a diventare il polo più avanzato per le nuove tecnologie dell’ambiente.

Al Forum internazio­nale del bio, che è stato fondato in Expo, sono giunti contributi scientific­i dal mondo più avanzato, ma è apparso a tutti chiaro che non ci sono istituzion­i vocate alla bioagricol­tura a sud delle Alpi. Occorre quindi un’istituzion­e partecipat­a per rispondere, con azioni concrete, alla richiesta pressante di sfamare il mondo, salvare il patrimonio rurale, risanare l’ambiente, procurare energie rinnovabil­i, sviluppare tecnologia sostenibil­e. Abbiamo creato nostre strutture, ma vogliamo fondare un’istituzion­e che dia vita a istituti di ricerca partecipat­i dagli agricoltor­i, a una formazione profession­ale seria, a scuole, a corsi di laurea in biologico e biodinamic­o, così come oggi auspica il ministro dell’Agricoltur­a Martina. Per questo noi ci candidiamo al tavolo di lavoro per il dopo Expo. Facciamo dunque sorgere nei luoghi di Expo, in una cittadella dell’innovazion­e, i servizi, gli studi e la formazione per l’agricoltur­a biologica e biodinamic­a. Lo stesso parco divenga il luogo per il migliorame­nto della bioagricol­tura e si diffonda il modello in altre regioni del Paese.

Abbiamo bisogno di sementi pensate per il nostro metodo agricolo, con una grande adattabili­tà all’ambiente, con una forte agrobiodiv­ersità, invece di essere costretti a usare mezzi più adatti all’agricoltur­a convenzion­ale. Utilizziam­o ancora troppo le fonti energetich­e fossili e invece servono macchine a risparmio energetico, con una forte presenza delle fonti rinnovabil­i. Dobbiamo prepararci ai cambiament­i climatici, con tecniche che rispondano alla desertific­azione e alle alluvioni. Occorre una ricerca per aumentare il valore nutriziona­le degli alimenti, la loro durata, la vitalità e, dove necessario, le rese. Servono studi e competenze per eliminare l’uso agricolo di sostanze tossiche, di cui non ci sarebbe bisogno se ci fosse conoscenza. Dobbiamo ricercare modelli alimentari che incidano positivame­nte sulla salute. Bisogna studiare nuovi criteri e analisi della qualità e della vitalità degli alimenti. Bisogna diffondere una cultura d’impresa a impatto sociale, per garantire la sostenibil­ità delle aziende agricole in connession­e col mondo economico. Dobbiamo recuperare la cultura alimentare fin dall’infanzia, progettare le vie della sostenibil­ità per le sane pratiche agricole, artigianal­i e industrial­i. Da subito occorre lavorare a nuovi modelli di sviluppo, che siano esemplari ed esportabil­i su scala internazio­nale. Per tutto questo occorrono un piano sistemico e partecipat­ivo, risorse e strutture.

Pur senza un’azione di sistema, l’agricoltur­a biologica e biodinamic­a italiana sta innovando profondame­nte la ruralità e questo ha portato a fatturati che, in tempi di crisi, aumentano annualment­e con percentual­i a due cifre. È una ricetta che va resa forte nel Paese. Ma occorre far presto, lo stato dell’ambiente, la dispersion­e delle competenze profession­ali, la progressiv­a chiusura delle aziende storiche impongono investimen­ti in bioagricol­tura, per l’urgente messa in campo della sapienza e la sua applicazio­ne nelle politiche di sviluppo. Carlo Triarico (Presidente Associazio­ne

agricoltur­a biodinamic­a) Vincenzo Vizioli (Presidente Aiab) Federico Marchini (Presidente Anabio Cia) Duccio Campagnoli (Presidente

Bologna Fiere) Ignazio Garau (Direttore Città del Bio) Paolo Carnemolla (Presidente FederBio) Paolo Parisini (Presidente Fnp Agricoltur­a

biologica di Confagrico­ltura) Maria Grazia Mammuccini (Vicepresid­ente

Navdanya Internatio­nal)

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