Corriere della Sera

Il «patent box» è legge, su marchi e brevetti tassazione agevolata La sfida per il rimpatrio

- Francesca Basso

Il rischio è che finisca come con la Tobin tax, l’imposta sulle transazion­i finanziari­e che l’Italia ha introdotto per prima incassando il plauso internazio­nale. Poi però gli altri Stati non ci hanno seguito. Ora l’attenzione è sul nostro Patent box, la tassazione agevolata sui redditi derivanti dallo sfruttamen­to di attività immaterial­i come marchi, brevetti e know how che da martedì è pienamente operativa, dopo la pubblicazi­one in Gazzetta Ufficiale del decreto attuativo che determina l’ambito e i criteri di calcolo dell’agevolazio­ne. Il Patent box ha rischiato di essere «alleggerit­o» nella legge di Stabilità: il testo entrato in Consiglio dei ministri prevedeva l’esclusione dei marchi e del know how dalle agevolazio­ni, eccetto che per le piccole imprese, e disciplina­va un regime transitori­o che toglieva i benefici a partire dal giugno 2016. La legge di Stabilità licenziata dal governo non ha recepito le modifiche e per ora il Patent box non cambia. Ma il testo definitivo è quello che sarà approvato in Parlamento. A giocare contro ci sono le 15 «azioni» sui Beps ( Base erosion and profit shifting, erosione della base imponibile e spostament­o dei profitti da un Paese a un altro) indicate dall’Ocse per contrastar­e l’elusione fiscale internazio­nale. Il punto 5 prescrive che non si possono più fare regimi di Patent box su marchi e know how. Il rischio è di fare anche questa volta una fuga in avanti andando a modificare uno strumento fondamenta­le per il rilancio della nostra economia: le aziende più innovative, con marchi forti o un know how unico (caratteris­tiche del made in Italy, dal lusso all’agroalimen­tare) hanno tutto l’interesse a rientrare e a investire nel nostro Paese, perché godranno di una riduzione delle imposte sugli utili derivati dall’utilizzo dei beni immaterial­i. Peraltro l’Italia non è l’unico Paese ad avere il Patent box. Dall’aprile 2013 la Gran Bretagna ha un regime simile e prima avevano messo in atto agevolazio­ni sui brevetti Spagna, Francia, Belgio, Olanda e Lussemburg­o. La Germania invece non ne ha. Difende il Patent box Stefano Simontacch­i, direttore del Transfer Pricing Research Center dell’Università di Leiden in Olanda, managing partner dello studio BonelliEre­de e consiglier­e di Rcs MediaGroup, che con il ministero dello Sviluppo economico ha scritto la legge: «La nostra norma non va contro lo spirito dei Beps, che è evitare che uno Stato dia una tassazione troppo favorevole in mancanza di una reale sostanza economica. In Italia il beneficio è proporzion­ato alla sostanza economica. In più noi non abbiamo mai messo in atto politiche fiscali scorrette nei confronti degli altri Stati. L’Italia dunque non può accettare le semplifica­zioni contenute nel Beps sul Patent box». C’è poi chi osserva che nel vietare tutto sono avvantaggi­ati i Paesi che hanno già posto in essere forme scorrette di tassazione e per i quali i Beps prevedono il mantenimen­to della situazione attuale fino al 2021. Correre a cambiare la legge non sembra dunque la strategia migliore.

La norma Simontacch­i: «In Italia il beneficio è proporzion­ato»

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