Corriere della Sera

Un sito web e un’app Google rende virtuale la Biennale

- Di Claudia Voltattorn­i

no» e rabdomanti dell’intelligen­za come Umberto Eco che hanno indicato il tesoro con un chiaro segnale di fuoco. Eco definisce Pratt narratore verbo visivo. Non sarà molto poetico ma fa sognare!

Ricordo ancora quando infilai la testa nella Ballata del mare salato e cominciai subito a sentirmi dolcemente male. Lo stesso struggimen­to che provavo, quando da bambino guardavo nei libri le riproduzio­ni dei quadri di Paul Klee. Erano le diverse gradazioni di un doloroso piacere. Quel commovente, invadente dolore dice che lì dentro abita la grande arte. Quando stai così, vuol dire che c’è! Ma l’opera disegnata e scritta su carta che mi fece stare più male di tutte per il piacere, fu assolutame­nte quella di Buzzati: Poema a fumetti. Per me è quello il big bang del romanzo verbo-visivo. La sua scrittura disegnata chiede un nuovo lettore vedente. Il suo è un canto di coraggio eroico a cui affida il testamento del suo genio! Lui, che come scrittore si era guadagnato un consenso inattaccab­ile, mette a rischio tutto per un pasticcio inclassifi­cabile! Con quei disegni così impacciati da meritare un posto d’onore nel miglior surrealism­o. Ma peggio del peggio, li ha chiamati fumetti creando sconcerto perfino nel suo indistrutt­ibile amico Indro Montanelli! Il povero Buzzati pitto-disegnator­e era andato a lamentarsi da Picasso che gli aveva risposto: «Guarda me, che sono Picasso! Quando scrivo poesie nessuno mi prende sul serio. Rassegnati, Dino, non puoi sconfinare dal tuo recinto!».

Oggi per fortuna non è più così. Oggi sconfinare nell’arte è l’attualità. Oggi fare gli acrobati saltando dalla fotografia alla pittura, al cinema alla scrittura, al design, si può. Oggi, se un artista vuole, può fare il direttore d’orchestra della creatività. Purché lo sappia fare da profession­ista. Dopo che la «pop» si è rubata i fumetti per farne arte da museo, e che è tempo un mese ancora. Per chi vuole vedere dal vivo la Biennale d’Arte di Venezia girando per i Giardini o perdendosi tra le calli l’ultimo giorno è il 22 novembre. Non si disperi chi non andrà o chi vorrebbe rivedere quell’opera che è rimasta nella memoria (e nel cuore). Potrà farlo. Davanti al pc. O infilando una mascherina di cartone sugli occhi. E sembrerà di muoversi dentro i padiglioni, sfiorare le opere d’arte, camminare in antiche dimore veneziane.

Grazie ad un accordo tra la Biennale e il Google Cultural Institute, da oggi su g.co/biennalear­te2015 si trovano gli 80 Paesi in mostra, le loro collezioni, i 136 artisti, oltre 4 mila opere e immagini, e poi le aree espositive, interne ed esterne. «Fa venire una gran voglia di andarci», sorride il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschi­ni. Ma trovare tutto online non rischia di ridurre le visite? «Io penso siano occasioni che stimolano la voglia di partire, perché l’arte si apprezza vedendola dal vivo», risponde il ministro.

Una app permette anche un tour virtuale con la mascherina Google Cardboard. Paolo Baratta, presidente della Biennale, precisa: «Non è un accordo tra diavolo e acqua santa, non vendo la Biennale: è il modo per cavalcare l’innovazion­e tecnologic­a senz’averne paura». Amit Sood, direttore del Google Cultural Institute, pensa al futuro: «Il Colosseo? Perché no? Ma voglio far conoscere ciò che non è così noto, mi piace scoprire gemme nascoste e renderle popolari: in Italia siamo all’inizio».

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