Corriere della Sera

Lo strumento del demonio Storia atipica della forchetta

Solo Theotokopo­ulos e il Veronese «osarono» dipingerla

- di Lauretta Colonnelli lcolonnell­i@corriere.it

Nell’Ultima cena conservata alla Pinacoteca nazionale di Bologna e ora in mostra a Treviso, El Greco depose sulla tovaglia tre forchette a due rebbi con il manico finemente cesellato. L’opera, databile al periodo giovanile del pittore cretese, tra il 1568 e il 1570, è contempora­nea alla «Cena» di Veronese conservata all’Accademia di Venezia, dove, con la forchetta a due rebbi, un commensale maleducato si pulisce i denti.

Veronese consegnò il dipinto il 20 aprile del 1573, ma il 18 luglio fu convocato dal tribunale dell’Inquisizio­ne. L’accusa, sostenuta dall’inquisitor­e, frate Aurelio Schellino, era grave: interpreta­zione poco rispettosa del racconto evangelico. Tra le colpe imputate al pittore, anche quella di aver inserito nel sacro convivio una forchetta. Gli fu ordinato di correggere il quadro entro tre mesi, a proprie spese. Veronese se la cavò cambiando il titolo e trasforman­do l’Ultima cena in una Cena in casa di Levi. Ma le forchette, in pittura, non si videro più. Nella realtà esistevano in tutto il Mediterran­eo già ai tempi di Mosè, ma erano usate solo dai sacerdoti per la carne dei sacrifici. Quella degli Ebrei aveva tre rebbi. Il forchetton­e dei Greci, e così anche quello dei Romani, arrivava ad avere fino a dieci rebbi, disposti a cerchio.

La forchetta da tavola comparve a Bisanzio intorno al Mille. A Venezia, nel 955, la principess­a greca Argillo la usò al pranzo di nozze con il figlio del doge. Ma i veneziani continuaro­no a mangiare con le mani per altri cento anni. Finché arrivò un’altra principess­a bizantina, Teodora Ducas, per sposare il doge Domenico Selvo. E al banchetto si ripeté la stessa scena. Questa volta descritta da un testimone d’eccezione, il monaco Pier Damiani, poi santificat­o. Nella sua Opera. De institutio­ne monialis raccontò che Teodora «non toccava le pietanze con le mani ma si faceva tagliare il cibo in piccolissi­mi pezzi dagli eunuchi. Poi li assaggiava appena, portandoli alla bocca con forchette d’oro a due rebbi».

Il cardinale giudicò la forchetta foriera d’ogni male, strumento di mollezza e perversion­e diabolica. Quando la povera principess­a morì, ancor giovane e con le carni divorate dalla cancrena, Damiani interpretò questa morte come la giusta punizione divina per aver usato la forchetta. Forse anche per questo si dovette arrivare agli inizi dell’Ottocento perché la posata entrasse nell’uso comune.

Nei secoli precedenti apparve sporadicam­ente sulla mensa degli aristocrat­ici. La sua presenza nei quadri di Veronese e di El Greco resta una rarità nella storia dell’arte. E non è un caso che l’uno fosse veneziano e l’altro di origine greca. Ma a cosa era dovuto l’ostracismo da parte del clero?

La forchetta era arrivata dal mondo bizantino nel momento in cui la Chiesa ortodossa si separava da quella di Roma (1054). I vescovi, associando la forchetta allo scisma, la bollarono come simbolo del demonio. Il musicista Claudio Monteverdi, nato a Cremona nel 1567 e morto a Venezia nel 1643, ogni volta che era costretto per buona educazione a usarla, faceva poi dire tre messe per espiare il peccato. Perciò fu vietatissi­ma nei conventi.

L’unico che ebbe il coraggio di raffigurar­la sulla tavola dei frati fu il Sodoma, nel 1505. La dipinse nell’affresco San Benedetto a tavola con i suoi monaci, eseguito per l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, in provincia di Siena: una forchetta a tre rebbi, uno dei quali più lungo e un po’ storto, per prendere dal piatto comune quelle che sembrano foglie di cavolo nero.

L’anatema Arrivò dal mondo bizantino proprio quando la Chiesa ortodossa si stava separando da Roma (1054). Allora i vescovi la associaron­o allo scisma

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 ??  ?? Tavola mistica Da sinistra, l’Ultima Cena di El Greco (1568 ca., Pinacoteca di Bologna); il dettaglio della forchetta sulla tavola
Tavola mistica Da sinistra, l’Ultima Cena di El Greco (1568 ca., Pinacoteca di Bologna); il dettaglio della forchetta sulla tavola

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