Corriere della Sera

«Così lontani, così vicini», carrambata con Perego e Albano

- Di Aldo Grasso

Perché il canone Rai, come giustament­e si chiedeva Pierluigi Battista, è vissuto come un odioso balzello? Perché appare come «una tassa iniqua e ingiustifi­cata»? Lasciando perdere le questioni di fondo (cosa significa oggi servizio pubblico) una prima risposta la troviamo nei programmi che la Rai trasmette. Specie su Raiuno, la cosiddetta ammiraglia.

È una sensazione che ho provato martedì sera guardando «Così lontani, così vicini» condotto da Albano Carrisi e Paola Perego. È una sensazione fortissima, anche quando la domenica pomeriggio mi capita di vedere «Domenica in» firmata da Maurizio Insieme Paola Perego, 49 anni, e Albano Carrisi, 72 anni, conducono «Così lontani, così vicini» Costanzo (con i bravi giovani che ci sono, la Rai doveva affidare una pensione dorata a Costanzo?) e condotto da Paola Perego e Salvo Sottile (scuderia Lucio Presta).

Oggi il concetto di servizio pubblico non dovrebbe basarsi solo sull’offerta editoriale. Se deve ancora esistere, è certamente qualcosa di più profondo. Qualcosa che faccia provare allo spettatore un senso di appartenen­za, una condivisio­ne più vasta, un nuovo spirito di servizio: la Rai è un patrimonio degli italiani, non di quattro o cinque signorotti spadronegg­ianti. Se scorriamo i nomi degli ultimi direttori generali, scopriamo che nessuno di loro si è mai seriamente interrogat­o sulla funzione del servizio pubblico, al di là di dichiarazi­oni tanto formali quanto vacue. Per dire: quando è stato necessario fare i grandi salti tecnologic­i del digitale, come mai la Rai è rimasta indietro?

«Così lontani, così vicini» è un format olandese («Find My Family»), ma è anche il calco di tutte le carrambate che la nostra tv ha prodotto: le storie sono ben raccontate, ben montate, ma perché i due conduttori sono così modesti? Non basta assecondar­e i gusti del pubblico per esigere un canone. Bisogna inventarsi un salto etico e spezzare la ricerca ansiosa della mediocrità che caratteriz­za molti programmi della Rai.

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