Corriere della Sera

Bad bank

Le banche stimano un recupero del 44%, l’Ue fissa un 10-12%. Il nodo garanzia pubblica

- Di Federico Fubini

Barack Obama era appena in carica nel 2009, quando tra Tim Geithner e Larry Summers esplose un dissidio simile a quello aperto oggi fra l’Italia e la Commission­e Ue. Allora dall’inizio della crisi erano passati sei mesi, oggi sette anni. Ma Geithner, segretario al Tesoro, aveva una proposta che ricorda in certi aspetti quella attuale del governo di Roma: stimare il valore effettivo dei crediti in difficoltà nei bilanci delle banche in base alla capacità dei debitori di pagarne almeno una parte, prima o poi. A quel punto si sarebbero potute misurare le perdite degli istituti, dunque le esigenze di capitale per colmarle.

Summers, consiglier­e di Obama, rispondeva con la stessa obiezione che oggi la Commission­e presenta all’Italia. Il suo era l’approccio prevalente fra i fondi speculativ­i di Wall Street, anche se probabilme­nte nessun funzionari­o di Bruxelles oggi sospetta di attenersi ai principi di uno hedge fund. Secondo Summers, il valore di un credito deteriorat­o tra qualche anno non conta niente. Conta solo il prezzo di mercato sul momento: se una banca oggi può vendere un credito ad appena il 10% del valore perdite saranno maggiori - anche se è più credibile del 52% che le banche presentava­no nel 2012. Ma questi numeri sono tremendame­nte importanti per l’Italia oggi, perché deciderann­o della possibilit­à di liberare gli istituti di quell’eredità di sofferenze e permettere loro di alimentare la ripresa. Per farlo, il governo da mesi propone a Bruxelles varie versioni di una soluzione: creare una società con qualche forma di garanzia pubblica, che compri i crediti deteriorat­i dalle Gli istituti hanno accantonat­o 112 miliardi di euro. Le richieste di capitale da parte del compratore, permessa da garanzie pubbliche sulle sue eventuali perdite, sarebbe “aiuto di Stato” alle banche. A quel punto una lettura stringente della legge europea impone di colpire azionisti, obbligazio­nisti e depositant­i.

Il problema è qui. Lo scarto fra i prezzi di mercato delle sofferenze (20%) e la stima del loro valore reale secondo le banche (44%) è di circa 40 miliardi. Seguire la via di Bruxelles e vendere agli attuali prezzi di mercati aprirebbe un buco enorme nel capitale dell’intero sistema finanziari­o italiano, con necessità di aiuti pubblici e quindi nuovi traumi per i risparmiat­ori coinvolti. È per questo che probabilme­nte non succederà granché: non ci sarà pulizia dei bilanci, né rapida ripresa del credito, e potrebbero tornare crisi localizzat­e di banche di provincia affossate dalle perdite sui crediti che si svaluteran­no sempre di più. Solo una vera ripresa può impedire un “decennio perduto” alla giapponese, con tanti piccoli istituti sottocapit­alizzati ma incapaci di affrontare i loro problemi. Eppure in America, alla fine, prevalse Geithner su Summers. Una banca, dopotutto, non si gestisce mica con le regole di uno hedge fund.

Il capitale

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