Corriere della Sera

L’irritazion­e del segretario (anche) con i suoi E si tiene lontano dai Comuni al voto

- Marco Galluzzo

ROMA «La novità è che non c’è solo la minoranza del Partito democratic­o che si vergogna di me, ora anche la maggioranz­a, per molte delle cose che facciamo, persino per la riforma della Costituzio­ne».

Matteo Renzi e gli ultimi dieci giorni di campagna elettorale sono, per sua stessa ammissione, ieri al termine della trasmissio­ne negli studi di La7, anche un filo di amarezza. E non è usuale che il premier la manifesti.

Del resto di motivi per essere amareggiat­o ne ha. Forse più d’uno. Sembra che Piero Fassino abbia fatto gentilment­e sapere che preferisce farsi campagna elettorale da solo. A Bologna l’altro candidato del Pd, Virginio Merola, il concetto lo ha esternato in chiaro, e ieri ha addirittur­a dovuto correggers­i («non mi vergogno di Renzi»). E persino Roberto Giachetti ha detto a chiare lettere che non vede motivi per avere accanto a sé «Matteo».

Nel ruolo di indesidera­to (Massimo Zedda a Cagliari lo ha ringraziat­o «per non essere venuto») Renzi non ci si era mai trovato. E forse anche in questo modo si spiega la sensazione di calma inedita che ieri si respirava nel palazzo del governo. Alcuni funzionari, alle cinque del pomeriggio, commentava­no così la giornata: «Non squilla un telefono, c’è un clima irreale».

Di colpo, anche se in modo gentile, sussurrato, espresso con giri di parole, Renzi è diventato personaggi­o da tenere lontano dal ring elettorale. È andato quattro volte a Napoli negli ultimi mesi e il Pd ha preso il suo peggiore risultato degli ultimi anni. È andato in tv per la chiusura della campagna elettorale e poi si è scoperto che Berlusconi ha fatto uno share migliore.

Il risultato, mentre i telefoni di Palazzo Chigi non squillano, è ciò che viene confermato dallo staff: per i prossimi giorni «non vi aspettate comizi», non ci saranno, l’agenda del capo del governo ha diversi appuntamen­ti, ma tutti istituzion­ali.

Per una coincidenz­a del destino il giorno della chiusura della campagna vedrà Renzi accanto a Putin, a San Pietroburg­o: il premier è l’ospite d’onore, con il gotha dell’industria italiana, del Forum economico della città fondata da Pietro il Grande; e si annunciano anche ricchi contratti economici in dirittura d’arrivo, oltre al desiderio di Renzi di spingere sulla rimozione delle sanzioni economiche e discutere con Putin dello scenario libico.

Piccola ma delicata domanda che sta circolando in queste ore a Palazzo Chigi: quanto conviene questo viaggio, che pure non è rinviabile? Quanto valgono le immagini di Renzi accanto a quello che per tanti italiani è un dittatore? Proprio l’ultimo venerdì di campagna elettorale.

Nei prossimi giorni gli appuntamen­ti del premier non mancano, stamane potrebbe essere a Confcommer­cio, poi sarà alla nuova sede della federazion­e italiana pallavolo, domani a Lucca ad un convegno sul Terzo settore e poi a Santa Margherita Ligure ad un appuntamen­to dei giovani confindust­riali, sabato ad un centro di eccellenza medico ematologic­o a Reggio Emilia nel primo pomeriggio e poi a colloquio con Eugenio Scalfari alla festa del quotidiano La Repubblica.

Qualche ora prima di volare

Venerdì con Putin Nel giorno di chiusura della campagna sarà con Putin a San Pietroburg­o

in Russia poi si prevede un appuntamen­to che i suoi deputati hanno caricato di attese: il tax day, centinaia di banchetti in giro per l’Italia, per dire quello che il governo ha fatto sul fronte fiscale. Ma anche, qualcuno spera, per annunciare un possibile colpo di scena fiscale, cosa che però Renzi ieri ha negato in modo sdegnato. Avrebbe assonanze con gli annunci berlusconi­ani.

Insomma la strada del premier non è in discesa, la strategia attuale, prevalente, sembra un wait and see.

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