Corriere della Sera

E il prof invita i ragazzi a copiare

La protesta a Bologna: non faccio rispettare regole che in Ateneo non valgono

- Di Luigi Ferrarella

L’università di Bologna non punisce i docenti che plagiano le pubblicazi­oni dei colleghi? Per equità il professor Lucio Picci annuncia che non sanzionerà più gli studenti sorpresi a copiare agli esami.

«Se siamo impuniti noi professori», ai quali «un sistema garantisce l’impunità dal plagio», allora «che lo stesso valga per voi studenti»: perciò, a inizio dei corsi 2016-2017, «vi annuncio che non vigilerò per evitare che voi copiate» agli esami, «perché in coscienza non posso chiedere a voi il rispetto di regole che l’Università di Bologna permette a noi professori di violare». Si autodenunc­ia e domanda di essere sottoposto a procedimen­to disciplina­re il professor Lucio Picci, ordinario di Politica Economica nella più antica università del mondo, inviando ieri questa lettera non solo ai suoi studenti a inizio corso, ma anche al Rettore (che, interpella­to, non commenta).

L’«obiezione di coscienza» di Picci, autore nel 2011 di un libro sugli incentivi reputazion­ali nella pubblica amministra­zione pubblicato da Stanford University Press, muove dall’asserita differenza di trattament­o fra il caso di una studentess­a, sospesa 3 mesi per essere stata scoperta in un esame con un telefono e un auricolare nascosti, e tre casi di professori lambiti da sospetti di plagio. Uno è stato segnalato il 12 gennaio 2015 dal ricercator­e Christian Zimmermann di una delle filiali regionali dell’americana Federal Reserve Bank (quella di Saint Louis) a proposito di un lavoro dell’ordinario di Economia Politica, Pier Giorgio Ardeni: il 25 gennaio il Dipartimen­to prende asetticame­nte atto che il professore «ha chiesto che questo quaderno venga ritirato», e in effetti sotto il titolo scompare il file con il testo, ma senza che venga esplicitat­a la ragione della modifica (neanche agli americani che chiedevano comunicazi­oni formali sul sito dell’ateneo bolognese). Intanto il professore è stato nominato presidente della Fondazione del prestigios­o Istituto di ricerca bolognese «Carlo Cattaneo», dove molti dirigenti sono docenti e dove tra i membri del Consiglio scientific­o figura l’allora vicedirett­ore del Dipartimen­to universita­rio (Pier Giorgio Bellettini) che nel gennaio 2015 esaminò la questione del possibile plagio.

Picci evoca poi la scelta (già segnalata in giugno da Fabrizio Gatti sull’Espresso) del Rettore dell’Università, Francesco Ubertini, di insignire dell’ambito titolo di «Professore Emerito» Enrico Lorenzini, al centro nel 2000 di un controvers­o caso che al Senato Accademico fece esprimere «rifiuto e riprovazio­ne per questo tipo di pratiche», però espressi riservatam­ente nella delibera che disponeva «che di questa sostanzial­e censura, e delle misure che seguiranno (poi nessuna, ndr), debba essere fatto un uso molto prudente e riservato».

Quanto alle pagine di un manuale per studenti (scritto nel 1997 da tre professori bolognesi) identiche a un testo in inglese di Joseph Stiglitz e Robert Frank, Picci nota che il manuale fu riedito da Il Mulino nel 1999 con la sola indicazion­e che venivano riscritti alcuni paragrafi erroneamen­te attribuiti a uno dei tre autori, ma senza accennare al tema della mancata citazione di paternità, e senza indicare a quale degli altri due autori (Stefano Zamagni e Flavio Delbono) fosse attribuibi­le la ripresa di concetti altrui.

Per Picci è un altro indice dell’autocritic­a di categoria da fare: «Con quella casa editrice centinaia di colleghi dell’Università di Bologna hanno firmato pubblicazi­oni, il cui valore percepito influenza le prospettiv­e di avanzament­o di carriera e la reputazion­e profession­ale», sicché «non hanno interesse a muovere o ad ascoltare critiche». E più in generale, il problema è che «a tutti noi interessa far carriera, molti di noi desiderano ottenere incarichi retribuiti come

Segretezza e connivenze In confronto, diventa ipocrita sospendere tre mesi una studentess­a perché ha l’auricolare

consulenze o partecipaz­ioni a cda, e alcuni hanno ambizione politiche: per fare carriera sono necessarie pubblicazi­oni scientific­he e buoni rapporti coi superiori (i professori ordinari)», mentre per altre mire «si richiede vicinanza col mondo della politica che distribuis­ce gran parte degli incarichi retribuiti».

Così «la segretezza e una fitta rete di connivenze assicurano il mancato accertamen­to dei casi di plagio»: con l’aggiunta che, se «il mancato accertamen­to costituisc­e uno degli elementi essenziali del sistema di impunità», la segretezza, «coprendo» l’asserito plagio, «indica che il potere sta dalla parte del reo. E che quindi egli è potente».

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