Corriere della Sera

Ora il leader accelera: un tour e 200 eventi, anche in campo ostile

Non si escludono confronti con Zagrebelsk­y e D’Alema

- di Marco Galluzzo

Tre, quattro appuntamen­ti al giorno, per due mesi (almeno 200 eventi), senza mai fermarsi, o quasi. In regioni diverse, dalla scuola alla fabbrica, dal dibattito al comizio, compresa quella che negli ultimi giorni è stata vagliata e approvata a Palazzo Chigi come l’unica strategia possibile, fatta su misura per Matteo Renzi per recuperare consenso, convincere gli indecisi e cercare la volata per il Sì alla riforma della Costituzio­ne: ovvero andare ovunque, non rifiutare nessun invito, anche, come dicono i suoi collaborat­ori, «in campo ostile».

Prima il dibattito con i partigiani dell’Anpi, poi il confronto televisivo con Marco Travaglio, considerat­o «un test vinto» dallo staff del presidente del Consiglio, nel futuro prossimo chissà: è possibile che sul merito il premier si ritrovi a discutere, per esempio, con Gustavo Zagrebelsk­y, giurista e costituzio­nalista, autorevole fonte di ispirazion­e dei comitati contrari alla riforma. O magari persino con Massimo D’Alema: «e perché no?» dicono ancora nello staff del capo del governo, sempre secondo la filosofia che da qui al 4 dicembre Renzi dovrà e vorrà confrontar­si con tutti. Così è stato deciso, anche con i più agguerriti oppositori della riforma.

Lui stesso la considera una strategia win-win, espression­e anglosasso­ne che descrive una scelta comunque vincente, eventuali vantaggi che superano i difetti possibili. Se il dibattito resta sul merito della riforma Renzi è convinto che non può che uscirne bene. Se si trasforma in caciara — con lui, che alla comunicazi­one, anche ruvida, ha sempre dato del tu — vorrà dire che a fare notizia non saranno le modifiche eventuali alla Carta ma le scintille con l’interlocut­ore di turno. Poco male.

Proprio in queste ore sta partendo in tutta Italia l’affissione dei manifesti, ogni slogan è una domanda, con un punto interrogat­ivo alla fine: «Cara Italia hai voglia di cambiare davvero?» uno degli esempi. E ciò che si vuole suscitare è proprio la voglia di interrogar­si nel merito, portare quanti più italiani possibile a staccarsi dal dibattito politico e farsi un’idea propria della riforma.

Simona Ercolani, autrice e produttric­e televisiva, titolare della società Stand by me, ha già collaborat­o con Renzi ai tempi della Leopolda. Ora è nella veste di consulente per la campagna per il Sì. Ed è ovviamente convinta che la strategia di Renzi sia l’unica possibile: in una società multimedia­le, alla prese con argomenti tecnici e al contempo politici, non è facile riuscire a comunicare il merito di un riforma che coinvolge il Titolo V della Costituzio­ne, le competenze di un Senato ridimensio­nato, altri temi che gli italiani faticano a maneggiare. Eppure non c’è altra strada: confronto ad oltranza, persino il passaparol­a che ricorda le catene di Sant’Antonio, il «parlane a cinque amici, anche contrari», che può evocare modelli inglesi come berlusconi­ani, comunque di rincorsa capillare ad un consenso diffuso.

Ha scelto di partire da Firenze, dopodomani, per lanciare la sua campagna, Matteo Renzi. Per alcuni mesi, sbagliando, e poi riconoscen­do l’errore, è stato un testimonia­l politico a tutto tondo, legando la sua carriera a quella dei quesiti referendar­i. La metamorfos­i in corso lo vuole di nuovo primo testimonia­l, per più di due mesi, di una campagna in cui si è deciso a tavolino che non può esserci tatticismo come nel caso di elezioni. «Non sarà la campagna di un leader ma di un’istanza di popolo», è il concetto su cui tutti lavorano intorno a Renzi. Poi, ovviamente, la sera del 4 dicembre, sarà vincente, o perdente, anche una leadership.

La strategia win-win Il premier convinto che se il dibattito resta sul merito non può che uscirne bene

Partenza da Firenze La scelta di partire da Firenze, dopodomani, per la lanciare la sua campagna

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