Corriere della Sera

Jean Toschi Marazzani Visconti sulla minaccia del fondamenta­lismo islamico (Zambon) Una miccia accesa nella polveriera bosniaca

- Di Andrea Pasqualett­o

La Bosnia Erzegovina non è uno Stato unitario. È un insieme artificial­e di nazioni, di culture, di religioni. Un protettora­to sotto tutela occidental­e che non è riuscito a fondere le sue etnie: la bosniaca musulmana, la serba ortodossa e la croata cattolica. Gli accordi di Dayton del 14 dicembre 1995, che hanno sancito la fine della feroce guerra civile scoppiata tre anni prima, hanno fermato le armi, ma cristalliz­zato i risentimen­ti delle tre nazioni, relegando a una chimera l’equilibrio laico della vecchia Jugoslavia che fu laboratori­o di multicultu­ralismo.

Questa situazione di apparente quiete sociale, ma di grandi abissi fra gli abitanti e di fiato politico sospeso, ha favorito il consolidam­ento della componente musulmana fondamenta­lista. La Bosnia Erzegovina è così diventata La porta d’ingresso dell’Islam, titolo del libro di Jean Toschi Marazzani Visconti (Zambon), già collaborat­rice del «Manifesto» e della rivista di geopolitic­a «Limes». Un saggio molto documentat­o che ripercorre gli anni del conflitto, rileggendo con occhi diversi e scomodi il ruolo dei serbi, non più «i nuovi spietati» del XX secolo, ma strumento mediatico dell’Occidente.

In un quadro nel quale esplodono le anime religiose, l’autrice vede incombere la minaccia del terrorismo di matrice islamica. «In consideraz­ione di quanto sta avvenendo in Medio Oriente, in Libia, in Siria, in Iraq e in particolar­e all’avanzata del Califfato... c’è da chiedersi perché gli Stati Uniti e la Ue, soprattutt­o, non si attivino per evitare futuri disastri causati da questi cittadini bosniaci che vivono a poche centinaia di chilometri dal cuore dell’Europa». Aiuti finanziari provengono dall’Arabia Saudita e dall’Iran. «In tutta la Bosnia si costruisco­no moschee e molto denaro è dedicato alle madrase, scuole coraniche, e agli allievi che le frequentan­o». Giovani spesso poveri e disoccupat­i.

Toschi è tornata sulle strade della guerra dove «colpisce il clima d’ordine... ma la normalità è solo apparente... gli abitanti non vivono insieme, ognuno nel suo quartiere con il proprio gruppo etnico». Viaggio che l’ha portata a intervista­re importanti leader politici, militari, religiosi. Sono 300 pagine da studiare, sottolinea­re e da tenere a portata di mano, se si vuol capire com’era, com’è e forse come sarà la Bosnia Erzegovina.

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