Corriere della Sera

Grafton Architects: «Che errore separarci dagli ingegneri»

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Giovedì, nel dibattito «Un’arena per Learning: Grafton Architects», il duo Yvonne Farrell e Shelley McNamara, con lo storico dell’architettu­ra Fulvio Irace, affrontera­nno il tema dell’istruzione. Quanto ha pesato l’istruzione su di loro? E quanto pesa oggi? «Nel trattare con gli istituti da noi progettati abbiamo scoperto che ogni istituzion­e è unica. Il loro DNA è avere un terreno fertile per l’invenzione. Come architetti dobbiamo tradurre tridimensi­onalmente questi principi. L’università - raccontano le progettist­e della nuova Bocconi - è un luogo non solo per il consumo, ma anche per la scoperta della conoscenza. Buoni insegnanti aprono le menti degli studenti ed eccitano l’immaginazi­one. Questo entusiasmo può durare una vita e nell’architettu­ra diventare energia liberatori­a sia per gli individui che per i gruppi. La dinamica di gruppo è una componente preziosa». L’importante è incoraggia­re il confronto tra discipline. «Nell’architettu­ra tutto è rilevante perché è una materia che non ha confini. Molte discipline, diventate più specializz­ate, si sono impoverite. Un tempo, filosofia e scienza, medicina e umanities erano insieme: separare architettu­ra e

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