Corriere della Sera

I contatti e i decimali La lunga trattativa tra Roma e Bruxelles

- Mario Sensini

Caduta l’opzione della flessibili­tà Ue, che a fronte delle riforme concede spazi certi alla crescita del deficit pubblico, saranno i margini assicurati dalle eccezioni previste direttamen­te dal Trattato Ue per gli eventi straordina­ri, e fuori dalla portata del governo, come il terremoto e le spese per l’emergenza immigrazio­ne, a definire l’esatta dimensione della manovra di bilancio del 2017. L’aggiorname­nto del Documento di Economia e Finanza che l’esecutivo ha cominciato a discutere ieri sera, in un Consiglio dei ministri iniziato alle 22,15 prefigura nel 2017 una manovra espansiva, dunque di sostegno all’economia, tra i 20 ed i 25 miliardi di euro. Anche se la sua esatta dimensione, che verrà delineata nella Legge di Bilancio attesa a fine ottobre, dovrà essere puntualmen­te verificata con Bruxelles.

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, punta ad espungere dal computo del bilancio tutti i costi relativi sia al flusso migratorio che alla ricostruzi­one dopo il sisma in Italia centrale. Sulla carta, secondo il governo, sono 7,5 miliardi, 3,5 per l’immigrazio­ne e 4 per il terremoto. Per la Commission­e Ue parecchi di meno. Per i migranti Bruxelles, stando alle indiscrezi­oni, sarebbe disposta a riconoscer­e come eccezional­e, e dunque non considerar­la tra le Pier Carlo Padoan

spese, solo la spesa eccedente quella del 2016 che sarà di circa 3,2 miliardi. Secondo questa logica potrebbero essere sterilizza­ti dal deficit appena 300 milioni, meno di un decimo di quello che chiede l’Italia. Quanto al terremoto a Bruxelles nessuno fa questioni, quello che si spende per l’emergenza sarà fuori da deficit. Ma non di meno ci sono dubbi sulla cifra indicata dal premier: 4 miliardi sono impossibil­i da spendere in un solo anno, e agli occhi dei tecnici Ue la somma andrebbe ben oltre il costo dell’emergenza. Arrivando a coprire anche quelli della ricostruzi­one che non è affatto scontato si possano sterilizza­re dal disavanzo pubblico.

Difficilme­nte la Ue prenderà posizione subito dopo la presentazi­one delle cifre del Def. La vera partita con Bruxelles si giocherà in queste quattro settimane, che porteranno dall’aggiorname­nto del Def alla nuova Legge di Bilancio Per ora arrivano, dalla capitale Ue, arrivano segnali conciliant­i. «Le sanzioni per chi sfora il Patto sono il fallimento delle regole e se applicate sono controprod­ucenti» dice il commissari­o Pierre Moscovici. Segno evidente che il negoziato non è ancora concluso.

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