Corriere della Sera

I precedenti

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Ha aspettato fino all’ultimo. Un segnale, un post, un tweet. Poi, a poche ore da una nuova riunione con gli assessori, Salvatore Tutino, ex dirigente del Mef, già consiglier­e della Corte dei conti, dice basta: «Mi tiro indietro, non c’è copertura politica», le sue prime frasi.

Per Virginia Raggi è l’ennesimo colpo, che fa di nuovo sprofondar­e il Campidogli­o nell’immobilism­o, proprio nel giorno in cui Beppe Grillo lancia il suo messaggio per i «big» del Movimento Cinque Stelle: «Ringrazio di cuore tutti i portavoce M5S che non faranno né dichiarazi­oni né interviste su Roma nei prossimi giorni. Grazie di cuore a tutti». Un messaggio che fa esplodere l’opposizion­e del Pd (che parla di «mordacchia» e di «diktat che certifica il fallimento di Roma»), che non fa impazzire la vicepresid­ente del gruppo M5S alla Camera Laura Castelli («ognuno è padrone dei suoi pensieri») e che comunque ha una doppia lettura.

Da una parte, è il tentativo di mettere uno stop alle polemiche di questi giorni — quando su Roma sono intervenut­i anche alcuni «fedelissim­i» della prima ora come Roberta Lombardi, Carla Ruocco e Roberto Fico — e quindi «blindare» un po’ di più la Raggi. Ma, dall’altra, Grillo non vuole neppure dare più alibi alla sindaca che anche a Palermo ha ribadito: «La giunta si decide a Roma». La linea dell’assoluta indipenden­za, che però si sta traducendo in un reale isolamento, rivendicat­a dalla sindaca si porta dietro un effetto a catena: a lei spettano «oneri ed onori» e anche «la responsabi­lità delle scelte». E quindi, non dichiarare neppure per criticarla, significa anche non fornirle più alibi o farla passare «da vittima». Certo che la situazione, al Campidogli­o, torna a farsi molto delicata. Dopo quasi un mese ormai dalle dimissioni di Marcello Minenna (era il primo settembre), Roma è ancora senza assessore al Bilancio, con la manovra di assestamen­to sui conti alle porte L’addio Marcello Minenna, 44 anni, il 6 luglio 2016 è stato nominato assessore al Bilancio di Roma. Si è dimesso il 1° settembre: «In giunta manca trasparenz­a e si fanno scelte non chiare»

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