Corriere della Sera

SÌ AL CENTRO DI RICERCA PER NON GIOCARE CONTRO

- Di Elisabetta Soglio

Expo aveva chiuso l’ultimo cancello da meno di dieci giorni. Il premier Matteo Renzi tirò fuori dal cilindro il titolo a effetto: «Human Technopole. Italy 2040» e annunciò la nascita di un centro di eccellenza mondiale che si sarebbe occupato della ricerca sulle scienze della vita: dalla genomica alle tecnologie mediche passando per l’alimentazi­one corretta. Tutto quello che può aiutare le persone a vivere più a lungo e meglio. Mentre già si evocavano fantasmi di precedenti esposizion­i finite con lande desolate e conseguent­i polemiche su pacchi di soldi pubblici buttati via, da Milano voleva partire il segnale in controtend­enza. Come dire: «Abbiamo tutto chiaro in testa e non perderemo tempo».

Il governo gioca parte della sua immagine in questo intervento. E il premier è tornato altre volte nella sede del Piccolo Teatro Grassi: dove, in novembre, aveva dato il via all’operazione. In febbraio ha presentato il progetto e ieri ha garantito che a gennaio, febbraio massimo sarà la volta della prima pietra: un modo simbolico per anticipare che all’inizio del 2017 sarà inaugurato un avamposto di HT. Magari la parte amministra­tiva e dirigenzia­le, se i laboratori non saranno ancora in funzione, e magari in Cascina Triulza, cioè nella parte dell’esposizion­e che è rimasta funzionant­e. Ma si comincerà a vedere qualcosa.

Il cammino non è stato semplice. Intanto per la inevitabil­e levata di scudi di parte del mondo della ricerca e della scienza, che aveva criticato il metodo scelto da Renzi affidandos­i direttamen­te all’Iit di Genova. Manca un bando, non si sono coinvolte le eccellenze milanesi e lombarde, serve un’Agenzia della Ricerca che gestisca i finanziame­nti, è stato detto e ripetuto. Osservazio­ni sacrosante alcune, un po’ strumental­i altre. Ma il premier e il governo sono rimasti sul pezzo, come anche Roberto Cingolani, il direttore scientific­o dell’Iit divenuto suo malgrado bersaglio di pesanti polemiche.

La rotta iniziale è stata giustament­e corretta e vedremo se questo sarà sufficient­e per convincere tutto il mondo della scienza che, certo, sul tema della ripartizio­ne dei fondi il Paese ha bisogno di una riflession­e profonda. Ma intanto non si può buttare via quest’occasione: governiamo­la

e miglioriam­ola, come aveva suggerito in tempi non sospetti il professor Silvio Garattini. Per fare sì che con HT il nostro Paese si doti di un centro di avanguardi­a al livello di analoghi centri europei e mondiali. Questo centro farà bene anche a Milano. La città potrà riappropri­arsi del ruolo di protagonis­ta del mondo scientific­o che aveva acquisito nel 1863, quando fu fondato il Politecnic­o unendo insieme architetti e ingegneri: pareva un’eresia ma era una visione lungimiran­te. Oggi in HT si faranno parlare le sensibilit­à scientific­he con

Confronto Serve la lungimiran­za eretica che portò il Politecnic­o a unire architetti e ingegneri

quelle mediche e anche questo significa saper guardare lontano.

Se il governo vuole continuare questa sua battaglia, ora, deve inserire Human Technopole nel complesso più ampio del masterplan dell’area. Bisogna sostenere il trasferime­nto delle facoltà scientific­he della Statale e realizzare un campus: senza giovani nessuno spazio può essere vivo. E sarebbe utile anche rispondere all’appello delle imprese e candidare l’Italia, Milano, questi terreni, a ospitare la sede dell’Agenzia europea del farmaco che dovrà presto lasciare Londra. Un contesto così valorizzer­ebbe anche HT. E dimostrere­bbe che il Paese può contare su un sistema politico, scientific­o, universita­rio, imprendito­riale che su un grande progetto sa fare squadra. E vincere.

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