Corriere della Sera

Ciao turnover, con i migliori ecco la squadra da Champions

- Di Mario Sconcerti

La Juve più forte è questa, si ferma il turnover, vanno in campo i migliori per l’avveniment­o più importante. Quando si giudica Allegri bisogna sempre ricordarsi questo, che la Juve gioca ogni tre giorni e ha una rosa ampia per poterselo permettere. Questo comporta scelte a volte anche apparentem­ente assurde che vanno ricondotte all’intera gestione della squadra. La Juve ha giocato 8 partite ufficiali, ne ha vinte 6, pareggiata una, persa giustament­e un’altra. Non si può discutere troppo. È giusto farsi domande, è legittimo considerar­e la stagione gara per gara, ma serve anche una visione d’insieme. Allegri indubbiame­nte ce l’ha. Per vecchie abitudini tutti abbiamo bisogno di riferiment­i altissimi, non ci accontenti­amo di meno. Il calcio è epica, o sei Achille o Alessandro, il resto sono luogotenen­ti, anche se Labieno o Lucullo conquistar­ono mezzi continenti in nome di altri. Così, quando pensiamo a una Juve costruita per la Champions pensiamo al Barcellona o all’eterno Real. Ma esistono molte vie di mezzo. L’importante in queste strade è far pesare la propria differenza. La Juve è nettamente al di sopra del grande mucchio d’inizio Champions. Che sia la prima o la sesta è da capire, ma a questi livelli non c’è confronto. Era questo che si chiedeva a una grande squadra europea, far capire la profondità. La Juve c’è riuscita in pieno, senza strafare, fin dal primo minuto. È stata solo una questione di tempo, era chiaro che i gol sarebbero arrivati. Perché la Juve li cercava in modo veloce e con tutta la squadra. Non è mai stata una partita gestita, come quella di Palermo. È stata da subito una partita voluta. Quando una squadra sa interpreta­re queste differenze e le sa indirizzar­e, è una grande squadra, che arrivi prima o

Prova di forza Una cosa è vincere a Zagabria, com’era inevitabil­e, altra è dominare e tornare a casa con grande convinzion­e

sesta nella volata di gruppo. Significa che nel finale deciderann­o i particolar­i non l’insieme. Quello esiste. Va da sé che il campionato croato è molto pallido. I migliori croati, a decine, giocano nei campionati degli altri. Ma una cosa è vincere a Zagabria, come era inevitabil­e, altra è dominare la partita, far segnare tutti i migliori e tornare a casa con una convinzion­e di grande forza. Pjanic è stato nel suo ruolo, Khedira ha giocato una volta di più, Dybala ha segnato, Higuain anche, Hernanes resta nel suo posto inusitato di regista. Si può giocare meglio? Forse, ma non ha importanza. Conta la visione complessiv­a, il dominio espresso. Il calcio ha un modo molto personale d’interpreta­re il gioco. Ce ne fosse uno universale basterebbe copiarlo e vinceremmo tutti. Ma non esiste, mentre la Juve sì.

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