L’odio­so abu­so dei per­mes­si per as­si­ste­re i pa­ren­ti ma­la­ti

Corriere della Sera - - CRONACHE - Di Fe­de­ri­co Fu­bi­ni

Ri­cor­re in que­sti gior­ni il se­con­do an­ni­ver­sa­rio di un epi­so­dio che tre mi­lio­ni di abi­tan­ti di Ro­ma non pos­so­no di­men­ti­ca­re. La cit­tà ven­ne pa­ra­liz­za­ta da un co­sid­det­to «scio­pe­ro bian­co» dell’Atac per un me­se, nel cal­do tor­ri­do del lu­glio 2015. I con­du­cen­ti del­la so­cie­tà mu­ni­ci­pa­le di tra­spor­to pub­bli­co pre­se­ro a gui­da­re i mez­zi con una len­tez­za esa­spe­ran­te, sen­za per­de­re un’ora di la­vo­ro in bu­sta pa­ga. Pro­te­sta­va­no per­ché ve­ni­va chie­sto lo­ro di tim­bra­re il car­tel­li­no all’in­gres­so e all’usci­ta di ogni tur­no. Fu un in­sul­to a mi­lio­ni di di­soc­cu­pa­ti d’Ita­lia. E og­gi che in­fu­ria­no le po­le­mi­che per la don­na tra­sci­na­ta nel me­trò di Ro­ma men­tre il mac­chi­ni­sta man­gia­va in ca­bi­na, quell’epi­so­dio tor­na at­tua­le per­ché ri­cor­da in fon­do la stes­sa real­tà: in mol­te par­ti d’Ita­lia si è con­su­ma­to un di­vor­zio fra gli in­te­res­si per­so­na­li di cer­chie ri­stret­te di di­pen­den­ti di so­cie­tà pub­bli­che — pro­tet­ti da tut­to, ir­re­spon­sa­bi­li di tut­to — e le esi­gen­ze dei più de­bo­li. La pro­ter­via con cui po­chi di­pen­den­ti di­fen­do­no il pro­prio di­rit­to pre­sun­to a la­vo­ra­re il me­no pos­si­bi­le dan­neg­gia chi ha bi­so­gno dei mez­zi pub­bli­ci per la­vo­ra­re, cer­ca­re la­vo­ro o stu­dia­re. Ogni ge­sto di in­cu­ria, ogni ri­fiu­to di for­ni­re il ser­vi­zio, ogni ora di as­sen­za in­giu­sti­fi­ca­ta è ri­vol­ta con­tro di lo­ro. Al­la lu­ce del­la pro­te­sta di due an­ni fa, ap­pa­re ri­si­bi­le l’ar­go­men­to se­con­do cui i tur­ni dei mac­chi­ni­sti di Ro­ma sa­reb­be­ro «mas­sa­cran­ti»: per con­trat­to co­pro­no 6 ore e 20 mi­nu­ti, ma tan­ti sfug­go­no ai con­trol­li e fan­no mol­to me­no. Gli abu­si dei per­mes­si re­tri­bui­ti per l’as­si­sten­za ai fa­mi­lia­ri (in ba­se al­la leg­ge 104 del ’92) pa­io­no par­ti­co­lar­men­te odio­si: sca­ri­ca­no sui più vul­ne­ra­bi­li nel­la col­let­ti­vi­tà i co­sti fi­sca­li e i dis­ser­vi­zi di una nor­ma, cor­ret­ta, che do­vreb­be ga­ran­ti­re pro­prio il wel­fa­re. Tan­to poi chi vie­ne sco­per­to sa che po­trà di­sin­ne­sca­re il pro­prio li­cen­zia­men­to gra­zie al fa­mo­so Re­gio de­cre­to 148 del 1931, nor­ma di pie­na era cor­po­ra­ti­va fa­sci­sta. E vor­rà pur di­re qual­co­sa.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.