Corriere della Sera

Nella partita dei collegi cresce il Nord Minniti, Romani e Giorgetti in contatto

Al centrodest­ra serve il 40% o scatterann­o i piani B dei due leader

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2011. Per effetto del fenomeno migratorio dal Sud verso Nord che si è registrato in Italia, alcune regioni perderanno dei seggi: la Sicilia, per esempio, dovrebbe perdere un eletto e la Basilicata due, mentre Lombardia e Piemonte dovrebbero aumentare di due. Se così fosse, sarebbe necessario ridisegnar­e i collegi in quelle zone. E la politica ha interesse a sapere come.

Nei colloqui riservati e informali dev’esser stato sottolinea­to che il centrodest­ra potrebbe teoricamen­te avvantaggi­arsi dalla nuova distribuzi­one, se è vero che — tra il serio e il faceto — il leghista Giorgetti ha detto a Minniti: «Fate come volete, tanto al Nord vinciamo noi». Ma un conto sarebbe vincere le elezioni, altra cosa garantirsi una maggioranz­a parlamenta­re. Per raggiunger­e l’obiettivo, secondo calcoli elaborati nel centrodest­ra, la coalizione dovrebbe puntare a «quota 40%» nel proporzion­ale e conquistar­e così oltre il sessanta percento dei collegi uninominal­i. Altrimenti, per formare un governo, dovrebbe trovare degli alleati alle Camere: impossibil­e in quel caso immaginare un comune «piano B» per Berlusconi e Salvini. La Sicilia perderebbe un eletto e la Basilicata due. A Piemonte e Lombardia due in più

Lo si capisce dalle parole del leader leghista: la sua idea di chiamare «eventualme­nte» Grillo per un accordo testimonia un progetto simmetrico e contrario a quello del Cavaliere, che vede nei Cinquestel­le il «nemico» e tesse invece le lodi del «dinamico» Gentiloni, prefiguran­do uno scenario di larghe intese. Non conta il «niet» pronunciat­o da Di Maio: la sfida è tutta interna al centrodest­ra, è anticipatr­ice di quella che sarà una durissima trattativa sulla divisione dei collegi tra i partiti della coalizione ed è il segnale che lo scontro proseguirà anche in campagna elettorale.

In fondo Salvini ha ribadito quanto già affermato in estate. Allora a colpire era stata semmai la sortita dell’azzurro Toti, Sul web Su Corriere.it tutte le notizie di politica con aggiorname­nti in tempo reale, commenti, video e fotogaller­y

che — dopo il voto tedesco — oltre a pronunciar­e il de profundis delle larghe intese Cdu-Spd, aveva detto: «Quando i Cinquestel­le avranno trovato la loro dimensione, sarò pronto a dialogare». Un’eresia per il Cavaliere. Ma il governator­e ligure è ancora oggi convinto che «per ricostruir­e il bipolarism­o serve sfidare i grillini al confronto, per sterilizza­rli e poi assorbirli. Puntare sulle larghe intese alimentere­bbe invece la loro crescita».

È una strategia di medioperio­do che va oltre Berlusconi e che perciò non piace a Berlusconi, impegnato a vincere il derby con la Lega nelle urne e perciò pronto ad accogliere sotto le insegne di Forza Italia il progetto della lista civica dell’ex ministro Costa e la Democrazia cristiana di Cesa. Ma in prospettiv­a al Cavaliere potrebbe non bastare il rilancio sul nome di Tajani come premier per tenere unito il partito e rassicurar­e il politburo del Ppe, dove attendono di verificare se davvero — come Berlusconi ha promesso — riuscirà a «tenere a bada» Salvini.

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