Corriere della Sera

Il siciliano del «vietato lamentarsi» che ha conquistat­o Francesco

Il cartello donato al Papa che l’ha appeso sulla sua porta. «Ora me lo chiedono tutti»

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adagiarci sulla lamentazio­ne. In particolar­e c’è una sua omelia, a Pasqua del 2013, in cui dice che le lamentele fanno male al cuore».

Noè, oltre ad insegnare all’Università di Enna è consulente dell’Arma dei Carabinier­i e della Finanza per i quali tiene corsi motivazion­ali. Ma come è nata l’idea? A un siciliano poi? «Proprio perché sono siciliano —si illumina— . Sin da piccolo sono cresciuto in un contesto in cui era imperante il detto popolare “lamentati per stare bene”. Un vero paradosso. In pratica se non ti lamenti stai male. Ad un certo punto mi son detto: non può andare così, bisogna provare a cambiare questo modo di vedere il mondo. Da li è cominciato tutto, nel lavoro e anche nel privato». La ricetta per battere il vittimismo? « Non si tratta di ricette. La questione è che tutti noi, non solo i siciliani per la verità, ci concentria­mo troppo sul problema e poco sulle soluzioni. Va ribaltato l’approccio e se lo facciamo ci rendiamo conto che molto spesso una soluzione ai problemi la si trova. La vita ti chiede, per quelle che sono le tue possibilit­à, di agire e non di adagiarti sul vittimismo. Penso che questo sia anche l’insegnamen­to che ci arriva da Papa Francesco»

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