Open bar e se­rie tv: co­sì Til­son Tho­mas dif­fon­de Brahms

Corriere della Sera - - Spettacoli - En­ri­co Pa­ro­la

«ANew York ho avu­to la for­tu­na di la­vo­ra­re con Hei­fe­tz, Bou­lez e Stra­vin­skij: era­no com­ple­ta­men­te im­mer­si nel­la mu­si­ca, per lo­ro un con­cer­to non po­te­va mai es­se­re rou­ti­ne». Nean­che per Mi­chael Til­son Tho­mas, ce­le­bra­to di­ret­to­re sta­tu­ni­ten­se che por­ta in tour­née i Wie­ner Phi­lhar­mo­ni­ker (l’ita­lia viene sfiorata il 18 gen­na­io con la tap­pa a Lu­ga­no Mu­si­ca).

È sta­to pa­ra­go­na­to a Bern­stein per l’abi­li­tà di co­mu­ni­ca­to­re: ha idea­to e con­dot­to «Kee­ping Sco­re», se­rie tv sul­la mu­si­ca classica che ha avu­to un suc­ces­so cla­mo­ro­so; vi­ci­no al­la Da­vies Sym­pho­ny Hall, in cui da 23 an­ni gui­da la San Fran­ci­sco Sym­pho­ny, nel 2014 ha fat­to ac­qui­sta­re un vec­chio im­mo­bi­le tra­sfor­man­do­lo in un enor­me open bar dove i mu­si­ci­sti dell’or­che­stra si esi­bi­sco­no men­tre la gen­te be­ve, man­gia, chiac­chie­ra e pas­seg­gia.

Og­gi il «Sound Box» è un luo­go di cul­to: «Già nel­la pre­ce­den­te espe­rien­za a Bo­ston ave­vo ini­zia­to a spe­ri­men­ta­re for­mu­le di­ver­se. Con le “Spec­trum Series” ave­va­mo crea­to un pub­bli­co nuo­vo ed era mol­to in­te­res­san­te os­ser­var­ne l’at­teg­gia­men­to: per chi è to­tal­men­te a di­giu­no di classica, ascol­ta­re au­to­ri con­tem­po­ra­nei co­me Rei­ch o Ives non è più dif­fi­ci­le che ascol­ta­re Brahms o Bee­tho­ven». La li­ber­tà e la fan­ta­sia nell’in­ven­ta­re nuo­ve for­me di frui­zio­ne del­la classica so­no iscrit­te nel suo dna: «Mio pa­dre di­ri­ge­va un tea­tro, il pal­co­sce­ni­co è ca­sa mia e in­ter­pre­to il con­cer­to co­me un in­vi­ta­re il pub­bli­co nel mio sa­lot­to. Fac­cio tut­to il pos­si­bi­le per­ché gli ospi­ti sia­no a lo­ro agio e con­ten­ti».

Non stor­cen­do il na­so se qual­cu­no ap­plau­de tra un mo­vi­men­to e l’al­tro di una sin­fo­nia: «Han­slick di­ce­va all’ami­co Brahms: scri­vi la mu­si­ca che vuoi, an­che la più tri­ste, ma non pre­ten­de­re che chi pa­ga il bi­gliet­to sia tri­ste. Non pos­sia­mo im­por­re al pub­bli­co un mo­do d’es­se­re, pos­sia­mo so­lo cat­tu­rar­lo con la bel­lez­za del­la mu­si­ca». Con i Wie­ner lo fa­rà di­ri­gen­do la se­con­da sin­fo­nia di Brahms: «Non ap­po­se mol­te in­di­ca­zio­ni. Pen­sa­va che i cat­ti­vi mu­si­ci­sti non l’avreb­be­ro suo­na­ta be­ne men­tre quel­li bra­vi avreb­be­ro ca­pi­to da so­li co­me ese­guir­la be­ne».

I Wie­ner so­no straor­di­na­ri: «Quan­do af­fron­ta­no un bra­no per la se­con­da vol­ta han­no già da­to la lo­ro im­pron­ta. Fi­gu­rar­si con Brahms: ogni Fi­lar­mo­ni­co ha una sua idea pre­ci­sa, la sfi­da per chi li dirige è pro­por­re un’in­ter­pre­ta­zio­ne che in quel mo­men­to met­ta tut­ti d’ac­cor­do».

Sul po­dioIl di­ret­to­re sta­tu­ni­ten­se Mi­chael Til­son Tho­mas (74 an­ni)

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