Corriere della Sera

La festa tra i selfie, i gioielli, la lirica (e la coppa di Baresi)

- Di Candida Morvillo

Quando la presidente degli Amici della lirica Daniela Javarone prende il microfono e gli augura «lunga vita», Matteo Salvini fa il gesto scaramanti­co di toccarsi. Applausi e vasto ondeggiare di vaporose messimpieg­he. Lui borbotta: «Lunga vita al governo, piuttosto». Nel weekend della Tav che sembra mettere a rischio l’alleanza Lega-5 Stelle, il ministro dell’interno sdegna Roma e arriva al Principe di Savoia a Milano per un pranzo alle 13. È sabato 9 marzo e lui festeggia i suoi 46 anni fra i melomani. Fa autoironia: «Non so perché mi hanno invitato la prima volta, sei anni fa: ero un personaggi­o altamente improbabil­e. La cravatta l’ho messa cinque volte, oggi è una di queste cinque». La cravatta è verde leghista, la camicia ha le iniziali ricamate, il completo è blu, le scarpe di vernice. Signore elegantiss­ime e ingioiella­te s’infervoran­o per un selfie, qualcuna con la foga di un’aspirante Brigitte Macron. Lui non si nega. Poi, sorseggia spumante e gusta risotto con ossobuco scomposto. Javarone avverte: «Tornerà da presidente della Repubblica». E lui: «Da re. Scegliamo la monarchia», ma è un sussurro udibile solo ai commensali più vicini fra i 250 paganti, a beneficio dei City Angels.

Salvini fa un discorso di 18 minuti. Liquida la Tav con un «tutto a posto, la via è tracciata». Arriverann­o solo più tardi le notizie da Roma sui bandi diventati avis de marchés. Il bilancio degli ultimi nove mesi include la mattinata più bella («quando ho dato il primo colpo di ruspa a una villa dei Casamonica»); una spiega dell’autonomia («il concetto è che un pasto in ospedale in Lombardia costa otto euro e altrove 80 euro e non lo fa il Principe di Savoia»); un ricordo nostalgico («sono cresciuto in periferia, da genitori normalissi­mi, capite che oggi sono felice»); una nota triste («ti girano le scatole quando pensi che Fabio Fazio guadagna dieci volte un ministro dell’interno»). Spegnendo le candeline sulla torta chantilly, sbuffa: «Servono polmoni di acciaio, devo smettere di fumare».

Ci sono Silvana Giacobini, Francesco Alberoni, il fotografo Bob Krieger, i consoli a Milano di Emirati Arabi e Federazion­e Russa, l’ex capitano del Milan Franco Baresi che gli consegna una coppa «da capitano a capitano». Salvini confida: «Da ragazzo, avevo tre poster in camera: Miriana Trevisan, che poi l’ha saputo e si è detta schifata, fa niente; Umberto Bossi; e Baresi, che non ha mai tradito la maglia, come me in politica». Ricorda che fu Silvio Berlusconi a dirgli di fare il governo con i 5 Stelle. Minaccia di raccontare quel maggio 2018 in un libro «quando starò ai giardinett­i». In un giardino, s’apparta con il sovrintend­ente Alexander Pereira, nella bufera per i fondi sauditi alla Scala, quello che i leghisti vorrebbero perciò licenziato in tronco. Pace fatta? Javarone ci spera, dice al Corriere: «Pereira è il più bravo che c’è. Io ce l’ho messa tutta».

Con i melomani

Il pranzo organizzat­o dagli Amici della lirica. Lui scherza: «Non so perché mi invitarono già sei anni fa, ero un personaggi­o improbabil­e»

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